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Divorzio e minori in Moldavia


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Questa discussione ha avuto 23 risposte

#21 andy

andy

    MI

  • Ambasadiani MI1e
  • StellaStella
  • Messaggi: 428

Inviato 12 April 2015 - 13:48:41


Ho scritto rifare il passaporto, quindi uno nuovo. Dubito che per i bambini si possa rinnovare considerando il fatto che crescono quindi la fotografia non sarebbe più attuale.

Se guardo i passaporti delle mie figlie, una otto anni l'altra quattro, hanno entrambi una validità di 4 anni.

Frà l'altro mi viene in mente che la mia compagna ha fatto il primo passaporto per la nostra figlia maggiore e per quella minore quando io non ero in Moldavia. Probabilmente è necessaria l'autorizzazione di entrambi i genitori ma, come ho scritto, forse il fatto che le bambine hanno il cognome della madre influisce.

Pensandoci forse hai ragione per la questione autorizzazione per il viaggio con un solo genitore. Per curiosità settimana prossima mi informo.


#22 andy

andy

    MI

  • Ambasadiani MI1e
  • StellaStella
  • Messaggi: 428

Inviato 12 April 2015 - 14:10:57


P.S. mi riferisco ai passaporti moldavi. Nel 2009 sono andato all'ambasciata svizzera a Kyiv per richiedere il passaporto svizzero per la nostra figlia maggiore. Hanno richiesto la presenza della madre e la sua autorizzazione ed il passaporto è stato rilasciato con validità di 3 anni. Questo non influisce sulla cittadinanza, semplicemente perchè piccola (aveva due anni) il console mi ha detto che possono rilasciare il passaporto solo con validità di 3 anni.


#23 XCXC

XCXC

    TpX2MI

  • Ambasadiani MIra
  • StellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStella
  • Messaggi: 17,219

Inviato 13 April 2015 - 23:38:35



8 apr 2015 18:37


TI TAGGO E POI DIVORZIO

- A NEW YORK DIVENTANO VALIDE LE RICHIESTE DI DIVORZIO INVIATE SULLA POSTA PRIVATA DI FACEBOOK: “SE IL CONIUGE È INTROVABILE I DOCUMENTI POSSONO ESSERE RECAPITATI COSÌ”

Il magistrato lo fa basandosi su due ragionamenti che sottolinea in fondo alla sentenza

- Il primo: “L’ultima volta che è stata modificata la norma sulla notifica degli atti giudiziari risale al 1994, quando le e-mail non erano utilizzate così tanto”

- Il secondo: “Facebook dice che ogni giorno ci sono 157 milioni di americani che accedono al profilo”… -

Immagine inviata
Leonard Berberi per il “Corriere della Sera”

E ora il ciclo della vita su Facebook può dirsi completo. Perché dopo la nascita e gli amori adolescenziali, le grandi cerimonie e i fidanzamenti, i matrimoni e i tradimenti, fino ai decessi, tocca alle richieste di divorzio. Diventate valide — pure quelle inviate sulla posta privata del social network — dal 27 marzo scorso. Almeno a New York. Dove Matthew Cooper, giudice della Corte suprema di Manhattan, ha stabilito che se il coniuge diventa introvabile si può usare Facebook per dargli i documenti per la fine del matrimonio.

Immagine inviata
SPOSINI DIVORZIO

Il magistrato lo fa basandosi su due ragionamenti che sottolinea in fondo alla sentenza. Il primo: «L’ultima volta che è stata modificata la norma sulla notifica degli atti giudiziari risale al 1994, all’alba di Internet e quando le e-mail non erano utilizzate così tanto». Insomma: quella disposizione è vecchia. Il secondo: «Facebook dice che ogni giorno ci sono 157 milioni di americani che accedono al profilo». E allora è probabile che tra questi ci sia anche la persona da raggiungere.

«I nostri account saranno invasi dalle pubblicità degli avvocati divorzisti?», ironizzavano in molti dopo aver letto la notizia sul New York Daily News . Di certo la decisione può fare giurisprudenza negli Usa. Riguarda, nello specifico, Ellanora Baidoo e suo marito — ormai ex — Victor Sena Blood-Dzraku. I due, entrambi ghanesi, si sono sposati con rito civile nel 2009 e si erano promessi di celebrare le nozze secondo le tradizioni del Ghana.

Immagine inviata
zuckerberg come mao

«Ma poi l’uomo ha cambiato idea — racconta l’avvocato della donna — quindi Ellanora ha deciso di lasciarlo». Per mesi è stato impossibile far avere i documenti per la separazione a Victor Sena. Non ci è riuscito nemmeno un investigatore privato. Da qui la richiesta di utilizzare Facebook — dove l’uomo risultava attivo — per inviargli il materiale. Richiesta accettata dal giudice Cooper. «In questo caso l’uso di Facebook, anche se nuovo e non tradizionale, è quello che si avvicina di più agli standard costituzionali per questo tipo di procedimenti», scrive Cooper. Che però precisa: «La consegna di persona resta quella da privilegiare».

Immagine inviata
facebookdown 8

«Da noi sarebbe un sistema di notifica impossibile», spiega Livia Tomassini, avvocato di Milano ed esperta di Diritto di famiglia. «Per come è strutturato il processo in Italia non è pensabile spedire l’atto via Facebook. Esistono altre forme, previste in modo esplicito dal Codice di procedura civile». «Il nostro sistema è rigido, negli Usa vale il principio per cui è buona qualunque forma di comunicazione che dia la certezza sul raggiungimento del risultato», chiarisce l’avvocato Carlo Rimini, professore all’Università Statale di Milano.

Facebook, quindi, «sembra garantire il risultato, visto che c’è pure una notifica quando uno legge il messaggio». «C’è anche un problema di privacy — analizza Tomassini —: come faccio a sapere che l’atto l’abbia letto solo l’interessato?».

Enrico Al Mureden, professore all’Università di Bologna e membro del Comitato scientifico della rivista Famiglia e diritto, parla di «decisione stravagante». Però , aggiunge, «ricordiamoci che vent’anni fa ci sembrava stravagante anche l’idea di mandare atti giudiziari attraverso la posta elettronica certificata, cosa che oggi si fa tutti i giorni».

Immagine inviata
facebookdown 5

Secondo Al Mureden la sentenza ha un merito: «Trova una soluzione originale nei casi in cui la persona non si rintraccia o non si vuole far viva. Facebook diventa una forma nuova di reperibilità». In prospettiva, quindi, «un giorno anche il nostro legislatore potrebbe essere portato a tenerne conto». Perché il diritto evolve.

«Ma almeno in Italia scordiamoci di usare i social network per questioni legali — sostiene Carlo Rimini —. Facebook e Twitter sono delle ottime piattaforme per comunicare e passare il tempo, non certo per mandare richieste di divorzio». Detto questo, secondo l’avvocato «non possiamo nascondere che, parlando di efficacia, certi social network siano meglio di altri canali, soprattutto se l’atto bisogna inviarlo a qualcuno che si trova in un atollo del Pacifico». Prepariamoci, insomma, anche ai divorzi via WhatsApp.


#24 XCXC

XCXC

    TpX2MI

  • Ambasadiani MIra
  • StellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStella
  • Messaggi: 17,219

Inviato 14 April 2015 - 23:37:09


Divorzio, la Cassazione: “Niente alimenti se l’ex coniuge si è rifatto una famiglia”


Se uno degli ex coniugi ha una nuova famiglia decade il diritto agli alimenti. La Corte di Cassazione con una sentenza rinnova un concetto già avanzato nel 2011, con la sentenza 17195: il subentrare di una famiglia di fatto fa cadere la necessità economica del mantenimento da parte dell’ex coniuge. E con il termine “famiglia” non è inteso unicamente il secondo matrimonio, ma anche la convivenza: “Il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale non può che venire meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorché di fatto”.

Nei casi in cui uno dei due ex coniugi si sia rifatto una famiglia, anche se è una convivenza solo di fatto e non è un secondo matrimonio in piena regola, il diritto all’assegno di mantenimento decade: lo ha stabilito la Cassazione – come scrive oggi La Stampa – in una sentenza in cui viene ribadito e precisato un concetto già fissato nel 2011. In quel caso, scrive il quotidiano, si stabiliva infatti che “siccome una famiglia di fatto è temporanea per definizione, allora anche la sospensione dell’assegno di mantenimento sarebbe stata temporanea e non definitiva, tantomeno automatica”.

Con la sentenza 6855 del 3 aprile 2015, invece, la Cassazione “va oltre e riconosce molta più forza di un tempo alla famiglia di fatto”, che diventa stabile quando i conviventi elaborano “un progetto e un modello di vita in comune”. Magari con i figli. “Ecco, secondo la Cassazione – scrive il quotidiano – quella convivenza non è più una meteora” ed è questo “il nuovo caposaldo giuridico: se l’ex coniuge si ricostruisce una vita, anche se questa non passa nuovamente per un matrimonio, è da considerarsi come una nuova stabilità. E da questo punto di vista, la decadenza dell’assegno di mantenimento, pur clamorosa, può essere considerato un mero effetto collaterale”. La Stampa sottolinea che anche gli enti pensionistici stanno studiando come adeguarsi alla novità per i possibili impatti sulle pensioni di reversibilità: ciò nel caso in cui il coniuge sopravvissuto si ricostruisca una famiglia solo di fatto e non di diritto.

The post Divorzio, la Cassazione: “Niente alimenti se l’ex coniuge si è rifatto una famiglia” appeared first on Il Fatto Quotidiano.


Original Article: http://www.ilfattoqu...tabile/1584376/





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