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IL DECLINO DEL GIGANTE U$A


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Questa discussione ha avuto 74 risposte

#41 Guest_Azzurro_*

Guest_Azzurro_*
  • Ospite

Inviato 03 October 2008 - 21:27:06


Nel video un poliziotto, dopo aver fatto accostare una macchina, riesce a farsi scappare tutti...


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#42 Guest_Azzurro_*

Guest_Azzurro_*
  • Ospite

Inviato 08 October 2008 - 20:46:58


Il piano Paulson: inutile e dannoso alla democrazia

di Maurizio d'Orlando

I 700 miliardi di dollari varati da Senato e Congresso Usa per salvare la finanza americana somigliano a un piano da “sceriffo di Nottingham”: prendere i soldi dei poveri contribuenti per dare ai ricchi. Il piano è dannoso e soprattutto insufficiente. Occorre rivedere debiti commerciali e di bilancio pubblico, i consumi, e soprattutto rivedere il sistema di emissione della moneta. Il silenzio del mondo cattolico.


Milano (AsiaNews) - Dopo l’approvazione del Senato americano, il piano Paulson di emergenza finanziaria è stato ratificato anche alla Camera dei Rappresentanti. Inizialmente esso doveva essere di 700 miliardi di dollari, ma poi è lievitato a 850 miliardi di dollari – il 21,43 % in più – per accontentare – come una mancia - le esigenze di amici e  deputati il cui seggio è in scadenza. Per sollevare banche, assicurazioni e società finanziarie dalle conseguenze delle loro follie, alla fine il conto – ma solo per ora – è di  2868 dollari pro capite, su una popolazione di circa 296 milioni di abitanti. Vale la pena sottolineare che “pro capite”, vuol dire per ciascun residente americano, mentre è ovvio che i contribuenti sono molto meno.


Togliere ai diseredati, ai vecchi ed ai bambini per trarre d’impaccio i potenti dalle conseguenze delle proprie brame di potere non è certo una soluzione nuova. È quella applicata dallo sceriffo di Nottingham, nella versione moderna del racconto popolare inglese su Robin Hood. Il piano Paulson somiglia molto a quello dello sceriffo nemico di Robin Hood.  Ma la finanza “di Nottingham” non è certo la soluzione.


Economia più forte della democrazia


In prima istanza i deputati avevano respinto – evento mai verificatosi in precedenza – un provvedimento sostenuto dal presidente, dal ministro del Tesoro con tutto il governo, dal governatore della Fed e dai capogruppo di entrambi i partiti rappresentati al parlamento Usa. Certo il provvedimento era ed è molto impopolare, con quasi 9 americani su 10 o contrari o furibondi. Poiché sono imminenti le elezioni per i due terzi dei seggi della Camera dei Rappresentanti mostrare un po’ di considerazione per lo stato d’animo e le opinioni della stragrande maggioranza degli americani era in fondo doveroso. Gli Stati Uniti sono un paese multietnico e la democrazia è la loro bandiera, anzi è l’ideologia fondante della stessa Patria americana.

La democrazia in America è perciò molto più che uno dei diversi possibili sistemi di governo, è tuttora il più profondo collante dei discendenti di individui che per essa – oltre che per il dollaro, cioè per conseguire il personale successo economico – hanno attraversato gli oceani ed abbandonato patrie ed etnie delle proprie differenti tradizioni d’origine. La democrazia si fonda però sulle elezioni e le elezioni costano. L’esito – l’approvazione del piano Paulson con l’incremento del 20% – era dunque  prevedibile: pochi membri della Camera dei Rappresentanti possono far a meno del sostegno del sistema finanziario e creditizio oltre che dell’appoggio delle grandi aziende. Anch’esse, infatti, non solo le banche d’affari, sono nella gran parte dei casi fortemente indebitate. Tutte le aziende si scoprono perciò strette alla finanza in un mortale abbraccio. Perfino molti degli elettori sono fortemente indebitati e condizionati nei loro comportamenti, o meglio, intossicati dal sistema finanziario. Finora non è ancora emerso, ma, se la recessione perdura, sarà impossibile continuare a nascondere la grande bolla dell’indebitamento delle famiglie americane: carte di credito, leasing sugli autoveicoli, prestiti universitari ed altre forme di credito al consumo.


Dopo gli opportuni mugugni e dopo gli aggiustamenti di facciata, i rappresentanti del popolo, loro malgrado e per “senso di responsabilità”, hanno approvato la finanza “di Nottingham”, che il popolo “sovrano” così intensamente disapprovava. Con il loro iniziale mugugno i rappresentanti del popolo forse pensavano di poter salvare la parvenza e l’onore della bandiera, la democrazia, il sistema di governo in cui il popolo è detto sovrano. Vedremo in futuro se sarà proprio così o se questa vicenda non marcherà la fine della modernità laica egalitaria e democratica.


Gli oracoli dell’economia, quasi una religione


Quanto all’efficacia e agli esiti del piano Paulson, Alan Greenspan, probabilmente uno dei maggiori responsabili recenti di questa bolla, in un discorso del 2 ottobre alla facoltà di legge della Georgetown University di Washington, ha affermato che il provvedimento approvato dal parlamento americano servirà a ristabilire la fiducia. Secondo Greenspan ciò permetterà ben presto di superare un crisi di aggrovigliamento finanziario che capita solo una volta in un secolo. (``We are living through the type of wrenching financial crisis that comes along only once in a century,'' ). Ben presto però, secondo l’ex governatore della Fed, la vitalità del sistema riemergerà.


Certo, la ciclicità dei mercati finanziari e dell’economia è stata da tempo osservata e studiata, in alcuni casi in maniera anche convincente ed argomentativa come in Schumpeter e Kondratiev, ad esempio. In altri casi la supposta ciclicità dei mercati finanziari ha dato lo spunto per una sorta di astrologia finanziaria predittiva, una moderna forma di oracolo della Pizia, la sacerdotessa che nel santuario di Apollo a Delfi forniva il responso della divinità. La divinazione moderna si basa sui grafici delle pregresse quotazioni e con il nome di “chartismo”si è dotata di una parvenza scientifica, anche quando prescinde da qualsiasi analisi ragionata degli eventi economici che dovrebbero essere a fondamento di un certo andamento dell’economia e dei mercati finanziari sottostanti.

Potrà sembrare strano, eppure molta finanza “laica”, che guarda con scetticismo il cristianesimo e quello cattolico in particolare - considerato una forma di superstizione irrazionale ed antiscientifica - da tempo si affida a tale forma di moderna divinazione. Ciò che è andato giù, tornerà su, in un fluire perenne determinato da un imponderabile che il vaticinio dei chartisti s’incarica di svelare. Invocare la ciclicità dei mercati è un bel conforto perché il fato imponderabile solleva l’uomo e la società dalle responsabilità specifiche. Forse a breve termine la “Pizia” Greenspan potrà vedere anche confermate le sue previsioni, ma gli esiti di questa commedia rischiano stavolta di essere tragici.


In verità il piano Paulson, pur enorme, è insufficiente per affrontare le reali dimensioni del problema e serve solo a guadagnare qualche mese per arrivare all’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti e del parlamento rinnovato. Poi l’emergenza di questi giorni riemergerà in tutta la sua cruda e mastodontica dimensione. Non è un altro vaticinio di un profeta malevolo o pessimista, è solo una semplice osservazione.

Interpolando linearmente i dati di fine 2007 della Banca dei Regolamenti Internazionali (International Settlements Bank in inglese) si arriva ad un valore totale dei derivati finanziari OTC (Over The Counter, cioè non quotati a listino, tra cui quelli sui tassi d’interesse, sui cambi valutari ed i famigerati CDS) che è, ad oggi, di circa 700 mila miliardi di dollari  – 1000 volte l’ammontare del piano Paulson che, al netto della mancia, è rimasto di 700 miliardi di dollari. A titolo di paragone, aggiornando i dati del precedente articolo. Quanto è profondo l’abisso del caos economico, sociale e politico), notiamo che il piano da 850 miliardi di dollari approvato è pari al 6,15 % del Pil (Prodotto interno lordo) americano, secondo i dati 2007 della Banca Mondiale.  


Crisi del capitalismo o crisi del sistema


I dati parlano perciò da soli: all’iniquità “di Nottingham” – $ 2361 pro capite più la mancia la quale, in fin dei conti, è solo una redistribuzione del reddito secondo criteri politici – non ci sono molte soluzioni all’interno di questo sistema perché è in crisi il sistema stesso della modernità laica, o meglio laicista, in ambito sia politico che economico, e non solo in America. Sbaglierebbe infatti chi pensa che siamo solo davanti a un’altra crisi “capitalista”, della mancanza di regole, del pensiero e della politica liberista, della “destra”, dei repubblicani al potere con George Bush.

La finanza facile, i debiti “strutturati”, i mutui “sub-prime” concessi a chiunque, anche a chi non aveva capacità di onorare il debito, hanno avuto inizio con la presidenza di Bill Clinton e gli Stati Uniti da molti decenni, quasi mezzo secolo, sia con presidenze democratiche che repubblicane, hanno allo stesso tempo prodotto deficit di bilancia commerciale con l’estero e deficit di bilancio pubblico finanziato dal risparmiatore del resto del mondo. In altri termini da tempo gli Stati Uniti consumano più risorse di quelle che sono prodotte internamente.

Il sostegno del consumo mediante la spesa in deficit è il cuore delle politiche keynesiane che di solito in Europa sono etichettate come provvedimenti di “sinistra” e che in America vengono in genere definite “democratiche”. Destra e sinistra, repubblicani e democratici condividono dunque le responsabilità del sistema di cui l’iniquità “di Nottingham” costituisce un’inevitabile, per quanto inutile, conseguenza.

Le dimensioni stesse della massa monetaria fanno intuire che il problema è altrove, nei criteri di legittimità di un atto sovrano, l’emissione della moneta. Quello che meraviglia in questo contesto è che in ambito cattolico tale problema sia molto poco dibattuto. A farci riflettere non dovrebbe essere solo l’iniquità “di Nottingham”, ma anche e soprattutto che la moneta e l’ambito di sovranità dell’amministrazione pubblica fanno parte della nostra esperienza quotidiana.


#43 Rick

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Inviato 08 October 2008 - 22:24:37


Visualizza messaggioAzzurro, su 3-Oct-2008 22:27, dice:

Nel video un poliziotto, dopo aver fatto accostare una macchina, riesce a farsi scappare tutti...
ne ho contati 18  :o



Immagine inviata


#44 Guest_Azzurro_*

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Inviato 09 October 2008 - 17:48:08


http://www.ilsole24o...ulesView=Libero


ECONOMIA&LAVORO

ILSOLE24ORE.COM Economia e Lavoro

La classifica del debito pubblico nel mondo

Graduatoria stilata dalla Cia (debito pubblico calcolato in percentuale al Pil)


Public debt
(% of GDP)

Date of Information


3 Japan 170.00

7 Italy 104.00

20 Germany 64.90

23 France 63.90

27 United States 60.80

49 Switzerland 44.20

50 United Kingdom 43.60

88 Moldova 23.30

108 Romania 13.00

119 Russia 5.90



Fonte: Cia, "The World Factbook"


#45 Rick

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Inviato 09 October 2008 - 18:16:27


l'Islanda ?



Immagine inviata


#46 Guest_Azzurro_*

Guest_Azzurro_*
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Inviato 09 October 2008 - 18:54:27


Visualizza messaggioRick, su 9-Oct-2008 19:16, dice:

l'Islanda ?


Non v'è...


#47 Guest_Azzurro_*

Guest_Azzurro_*
  • Ospite

Inviato 09 October 2008 - 19:04:59


ILSOLE24ORE

Medvedev: «Helsinki-2 per una sicurezza condivisa in Europa».

medvedev_dmitrij_gorky_324x.jpg


Nuove architetture

Dopo le proficue intese tra Mosca e gli Occidentali (segnatamente Washington) seguite all'11 settembre 2001, si sono perduti – ha lamentato il presidente russo – sette anni, in cui era possibile creare nuovi e più costruttivi rapporti internazionali e non lo si è fatto. Il "Nato-centrismo" degli Usa e di alcuni paesi ex-comunisti entrati da poco nella Ue, assieme ai meccanismi che regolano la sicurezza europea e internazionale, rendono difficile la soluzione pacifica di crisi come quelle apertesi negli ultimi anni in Europa ed Asia (Kosovo, Iraq, Afghanistan, Caucaso).

Medvedev ha chiamato direttamente in causa l' "unilateralismo" americano, la volontà di "dominio unico" globale mostrata finora dagli Usa in materia sia politica, diplomatica e militare, sia economica, finanziaria e monetaria. Da qui Medvedev postula la necessità di superare questo "dannoso unilateralismo" e di costruire "nuove architetture", su più fronti.



La crisi finanziaria


Ancora a livello internazionale si dovrebbero discutere anche i temi dell'attuale crisi finanziaria. Il formato G-8 non è più valido – ha detto di nuovo Medvedev (come già aveva chiesto Putin). Nel processo di definizione di nuovi rapporti economici, finanziari e monetari dovranno essere inseriti paesi di nuove e grandi economie, come Cina, India, Messico, Brasile, Sud Africa. E l'Europa dovrà abbandonare logiche e pratiche di subordinazione (agli Usa). C'è da dire che nel discorso di Medvedev si avverte la necessità urgente di Mosca di superare questa fase di forte tensione con l'Occidente. Essa, già prima delle turbolenze finanziarie globali, ha determinato fughe rilevanti di capitali degli investitori esteri (8 miliardi di dollari solo durante "la guerra dei cinque giorni").

E da circa un mese frequenti e sempre più allarmanti sono state le cadute delle Borse russe e delle sue più prestigiose blue chip.Queste proposte e considerazioni da alcuni mesi erano state avanzate dal leader russo. Ma non avevano ottenuto particolari consensi. Mai, tuttavia, Medvedev le aveva esposte in modo altrettanto organico e in un contesto altrettanto drammatico.


Effetto Sarkozy

C'è un altro aspetto da considerare: a Evian Medvedev si è rivolto direttamente a Sarkozy, l'efficace, pragmatico e autonomo (dagli Usa) mediatore nella crisi del Caucaso. Proprio il presidente francese (e di turno della Ue), più degli altri leader europei, può essere visto da Mosca come il principale interlocutore e diventarlo. Sicuramente appare ora il più incline a impegnarsi nelle stesse tematiche presentate da Medvedev.

Da lui in particolare sono partite nei giorni scorsi pressanti esigenze e richieste di una profonda revisione dei rapporti economico-finanziari globali. Con più decisione e nettezza della maggior parte dei leader europei, ha mostrato la volontà di smarcarsi e di smarcare l'Europa dagli Usa, creando un sistema di rapporti nuovi, non unilateralisti. Medvedev a Evian ha lanciato una sfida che chiameremmo "della buona volontà". E lo ha fatto anche in vista delle prossime elezioni americane.

Nella consapevolezza che dopo il fondo toccato con la presidenza Bush, gli Usa non potranno che risalire e mutare indirizzi e direzioni di marcia. Infine, l'incontro tra Sarkozy e Medvedev si colloca nella prospettiva della prossima ripresa (novembre) a Nizza delle trattative sulla "nuova partnership" tra Mosca e la Ue. Dopo quasi due anni di sospensione provocata dai veti di una Polonia e paesi baltici non senza ispirazione d'Oltre-Atlantico.


#48 Rick

Rick

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    Medaglie



Inviato 09 October 2008 - 19:39:41


Visualizza messaggioAzzurro, su 9-Oct-2008 19:54, dice:

Non v'è...
:conf (13):  

l'ho dovuto cercare io

:angry2:  :angry2:

80 Iceland  27.60  %

ci scommetto che cercavi "Island" :wub:



Immagine inviata


#49 Guest_Azzurro_*

Guest_Azzurro_*
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Inviato 10 October 2008 - 16:19:04


Visualizza messaggioRick, su 9-Oct-2008 20:39, dice:

:conf (13):  

l'ho dovuto cercare io

:angry2:  :angry2:

80 Iceland  27.60  %

ci scommetto che cercavi "Island" :wub:


Azz...

Non lo sapevo proprio!


#50 Guest_Azzurro_*

Guest_Azzurro_*
  • Ospite

Inviato 12 October 2008 - 20:33:04


I conducenti russi alla guida.

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