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Ambasciata in Messico, nega 350 euro a un indigente ne spende 6mila in lampadine


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#1 XCXC

XCXC

    TpX2MI

  • Ambasadiani MIra
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Inviato 20 October 2014 - 22:39:21


Ambasciata in Messico, nega 350 euro a un indigente ne spende 6mila in lampadine

Si sono svolti ieri a Playa del Carmen i funerali dell'indigente romano che da due mesi chiedeva all'Ambasciata d'Italia di essere rimpatriato perché solo, malato e senza un soldo. La beffa finale: per placare le polemiche, a pagare le esequie è stata proprio l'Ambascita che ha speso 21.000 pesos (1.260 euro), quasi quattro volte la somma che gli aveva negato da vivo per un biglietto per Roma. Non è una novità, la rappresentanza spende più in luci che per l'assistenza agli italiani in difficoltà



Immagine inviata

Seimila euro per sostituire le lampadine si trovano, 350 euro per rimpatriare un cittadino italiano indigente in difficoltà dall’altra parte del mondo invece no. Ieri a Playa del Carmen, Messico, si sono svolti i funerali di Salvatore Diaferio, l’anziano indigente morto  il 30 settembre che per due mesi aveva inutilmente chiesto all’ambasciata d’Italia di essere rimpatriato con un prestito consolare di 350 euro che si era pure impegnato a restituire, tramite i risparmi depositati sul libretto postale in Italia. La storia raccontata dal Fattoquotidiano.it è diventata un caso, con la comunità italiana in Messico indignata dalla vicenda, il console onorario che si reca alla Procura della Repubblica di Roma denunciando l’omissione di soccorso, interrogazioni parlamentari e richieste al Ministro di riferire in aula sull’accaduto.

Immagine inviata

L’epilogo ha però il sapore amaro della beffa. Ieri, venerdì 17, alle 15 ora locale si sono svolte le esequie senza testimoni. Il corpo di Diaferio giaceva ormai all’obitorio da 17 giorni, con i termini di legge per la conservazione scaduti e le autorità locali che attendevano da giorni di sapere se inviarlo alla fossa comune insieme ai cadaveri non identificati e agli indigenti. Per evitarlo si era anche mobilitata la comunità italiana con una colletta. Avrebbe partecipato numerosa alle esequie. Ma molti non hanno fatto in tempo per la decisione a sorpresa dell’ambasciata di accollarsi interamente la spesa, così da procedere a funzione e sepoltura. Solo le spese di funerale sono costate 21.500 pesos, 1.260 euro circa, quasi quattro volte la cifra che la stessa ambasciata aveva negato all’anziano da vivo, quando questi chiedeva di tornare a Roma.

I conti in tasca a Salvatore Diferio non si possono più fare. Era arrivato con un biglietto di sola andata il 1 luglio su invito di una coppia di italo messicani che aveva promesso di occuparsi di lui se li avesse raggiunti per insegnare loro il mestiere di gelataio. Ma l’uomo scoprirà presto che era un imbroglio e sarà abbandonato a se stesso, e dopo settimane di stenti morirà dopo l’ennesima notte passata invano all’aeroporto di Cancun, lasciando solo una valigia e una manciata di pesos nel borsello, probabilmente gli ultimi donati dai turisti in transito. Ebbene i conti si possono però fare all’Ambasciata d’Italia a Città del Messico, quella che non ha concesso 350 euro all’anziano ma quattro anni prima non aveva esitato a catapultare il console all’aeroporto di Cancun perché anticipasse di tasca propria 4mila euro di carburante per far decollare l’aereo del ministro Prestigiacomo, fermo a bordo pista. Per quell’intoppo imbarazzante niente scartoffie, garanzie, autorizzazioni: solo una strisciata della carta di credito. Due pesi, due misure.

Lo strabismo si riflette anche nei conti dell’Ambasciata che sembrava attendere un segno divino prima di autorizzare il prestito di poche centinaia di euro a un poveraccio, che fin dal primo giorno segnalava di non avere i soldi sufficienti per mangiare più di una volta al giorno e si ritrovava a dormire all’aeroporto. Veniamo ai conti. Intanto si può rassicurare quanti, letta la storia, si siano preoccupati che l’Ambasciatore stesso potesse essere scivolato nell’indigenza per non pensare di mettere mano al portafogli (non il suo, s’intende, perché di un prestito consolare si trattava). Niente panico: l’Ambasciatore Alessandro Busacca continua a percepire i suoi 18.797 euro al mese, sicuramente meritati, per carità. Rassicurazioni si possono poi dare a quanti si siano invece chiesti se i fantomatici “tagli” alla Farnesina si fossero concentrati tutti in Centro America, lasciando l’Ambasciata d’Italia a corto di risorse, tanto da non poter provvedere al soccorso di un connazionale in difficoltà.

Ebbene i soldi invece ci sono, il problema è semmai come vengono spesi. Andando a guardare i rendiconti delle spese della rappresentanza italiana, per quanto sommari, si evince che l’Ambasciata costa circa 1 milione di euro l’anno ma per garantire gli aiuti ai connazionali in difficoltà, come il nulla tenente Diaferio, spende meno di 3.500 euro, ovvero lo 0,3%, della dotazione. E il resto? In gran parte va a pagare i costi di manutenzione delle residenze. Sì perché all’Ambasciata di Città del Messico una sede non basta. C’è anche una “residenza” così descritta sul sito istituzionale: “Si tratta di una graziosa villa circondata da giardini e situata in uno dei quartieri più belli della capitale, ai margini del grande parco del Castello di Chapultepec, ove tuttavia non sono spenti i romantici echi della cavalcate ed i ricordi dell’imperatore Massimiliano e dell’imperatrice Carlotta, che abitarono in quel maniero durante il loro infelice e breve regno. L’Ambasciata (con la cancelleria consolare) è anch’essa sistemata in una villa, adattata alle esigenze del servizio, nel quartiere di Lomas, dove la città si estende verso zone più alte e meglio esposte”.

Quanta grazia, ma quanto ci costa? Andando a guardare i conti, pubblicati dalla stessa ambasciata a gran richiesta, si apprende che solo nell’ultimo esercizio (qui il rendiconto II semestre 2013qui il primo 2014) sono stati spesi 83mila euro in opere di manutenzione, giardinaggio, pulizie mentre la somma registrata per due (due!) casi di sussidio agli italiani in difficoltà è stata di soli 3.244 euro. Molto di più, per capirci, è stato speso per il decoro della residenza dell’Ambasciatore: 3.237 di manutenzione ordinaria, 1.266 di sostituzione moquette su scale e sala d’attesa , 2.037 euro per il rifacimento dell’impianto idrico. Solo le pulizie sono costate 11.733 euro in sei mesi. In fondo alla classifica poi spunta un’altra vocina “sussidi per indigenza”: 3.244 euro. Meno della metà di quanto è stato speso per l’essenziale intervento di “sostituzione delle luci”: 6.835 euro. Attenzione però: agli atti c’è anche un “prestito privato per indigenza occasionale”. Ma la cifra spesa ammonta a soli 1.294 euro, giusto tre euro in più rispetto alla spesa sostenuta nello stesso semestre per un’altra fondamentale missione: la “sostituzione della moquette sulle scale della residenza dell’Ambasciatore” per cui si sono spesi 1.291,31 euro. E’ il caso di dire: “povera” moquette.


#2 XCXC

XCXC

    TpX2MI

  • Ambasadiani MIra
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  • Messaggi: 17,212

Inviato 20 October 2014 - 22:42:36


Anziano deceduto in Messico, la precisazione dell’Ambasciata
Il Fatto Quotidiano

Gentile Direttore,

intervengo con rispetto e viva commozione sulla tragedia che ha colpito il connazionale Salvatore Diaferio, deceduto a Playa del Carmen il giorno 30 settembre. Il Sig. Diaferio era venuto in Messico con l’aspettativa di una vita migliore e ha invece vissuto una situazione disagiata, fino all’improvvisa morte. Sento l’esigenza di fornire alcune precisazioni in relazione all’articolo apparso sul sito online del FattoQuotidiano a firma Thomas Mackinson. Il Signor Diaferio viveva dal 1 luglio 2014 presso un’amica, cittadina messicana residente a Playa del Carmen, senza manifestare particolari problemi di salute fino al giorno in cui ha lasciato l’abitazione il 23 di settembre.

Per quanto riguarda la successione degli eventi riportati nell’articolo, confermo che il 15 agosto l’Ambasciata d’Italia a Città del Messico ha richiesto al Consolato Onorario a Playa del Carmen, come da prassi, di provvedere a contattare i familiari del Diaferio, i cui nominativi egli stesso aveva solo quel giorno fornito allo stesso Consolato onorario (dopo il primo contatto avvenuto il 1 agosto, in cui si era rifiutato di farlo) in vista del rimpatrio. La richiesta non è stata riscontrata dal Consolato Onorario. Al riguardo, non sono corrette le dichiarazioni del Sig. Sabbia sull’impossibilità di entrare in contatto con i familiari in Italia per la revoca del contratto telefonico: nel giugno scorso l’Ambasciata, nell’ottica di un corretto utilizzo dei fondi pubblici, ha semplicemente richiesto di contrattare un pacchetto telefonico più adeguato all’effettivo utilizzo.

Solo il 23 settembre il sig. Diaferio si è presentato nuovamente al Consolato Onorario per rinnovare la sua richiesta, accompagnato dalla Polizia Turistica. Considerato il mancato riscontro alla richiesta del 15 agosto al Consolato Onorario, il 25 settembre l’Ambasciata, dopo aver parlato al telefono direttamente con il Diaferio e tentato di contattare i familiari, ha inviato una richiesta alla Questura di Roma affinché si provvedesse a rintracciare la famiglia. Tengo a precisare che le Ambasciate sono tenute ad effettuare accurati controlli, secondo procedure precise e vincolanti, stabilite dalla legge.

Prima della comunicazione del 26 settembre il sig. Sabbia e il Consolato di Playa non segnalano gravi problemi di salute del sig. Diaferio. Se il sig. Sabbia avesse avuto cognizione di problematiche gravi avrebbe avuto il dovere di assistere il connazionale, prima ancora del rimpatrio, ciò che non è avvenuto. Dopo l’avviso del 26 settembre, in cui peraltro si segnala che il Diaferio non è rintracciabile, l’Ambasciata non ha ricevuto altre notizie sul connazionale fino al 30 settembre, giorno della tragica e improvvisa morte per infarto del sig. Diaferio.

Per quanto riguarda invece la revoca del Sabbia da Console Onorario a Playa del Carmen, è opportuno precisare che essa non ha alcuna connessione con la triste vicenda del sig. Diaferio. Il provvedimento si è reso necessario a seguito dell’emergere negli ultimi mesi in capo al Sabbia di una serie di situazioni e comportamenti di varia natura, anche attinenti la gestione amministrativa del Consolato Onorario, che hanno evidenziato la mancanza di quell’elemento di “pieno affidamento” a svolgere le funzioni consolari onorarie di cui parla la legge.

Alessandro Busacca

Ambasciatore d’Italia in Messico


Gentile Ambasciatore,

pubblichiamo volentieri la Sua ricostruzione dei fatti. Se non collima con quella fornita dal Vostro stesso console onorario – almeno tale era, fino al giorno della morte del Diafiero quando è stato da Voi revocato – riteniamo che questo non cancelli il dato di fondo: per due mesi, 60 giorni, la rappresentanza italiana in Messico non è stata in grado di rimpatriare un connazionale in evidente stato di bisogno. Ha fatto in tempo ad arrivare prima la morte dell’interessato sulle cui responsabilità confidiamo si indaghi senza che siano coperte dallo classico scaricabarile tra gli uffici coinvolti.  
Questo caso denota quantomeno un’attenzione schizofrenica da parte degli enti preposti al supporto dei cittadini italiani che è ben rappresentata dalla circostanza per cui il prestito consolare negato al nullatenente Diaferio al costo di soli 350 euro è stato invece concesso senza alcuna esitazione al ministro Prestigiacomo catapultando presso l’aereoporto il console (ora licenziato) perché provvedesse personalmente, senza timbri o autorizzazioni di sorta, ad acquistare 4mila euro di carburante. Un cittadino che non avesse una fede incrollabile nella rappresentanza estera delle nostre istituzioni potrebbe concludere amaramente: il poveraccio resta a terra e muore, il ministro viene prontamente soccorso e vola.

Cordiali saluti

Thomas Mackinson





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