Inviato 14 April 2010 - 15:22:41
Un piccolo contributo alla discussione, ne approfitto, non voglio lasciarmi sfuggire la rara occasione, si parla di Moldova.
IL FUNERALE DI VIOREL
Viorel muore in un caldo pomeriggio d’estate. La moglie Florica lo trova nell’orto seduto sotto un albero di mele. Forse Viorel, colto da malore, si era seduto per riposarsi. Verso sera la moglie, non vedendolo tornare, va a cercarlo e lo trova tranquillamente seduto sotto l’albero di mele con la testa reclinata da una parte, le braccia abbandonate lungo i fianchi e le mani aperte in segno di resa, come se effettivamente riposasse. Florica lo scuote ripetutamente, lo chiama più volte, alla fine capisce, caccia un urlo disperato e corre a chiamare i vicini. La notizia si sparge in un baleno. Viene poi chiamato un medico che ne certifica la morte.
Se n’era andato Viorel, in quel caldo pomeriggio d’estate, in silenzio, senza tanto clamore, modestamente come aveva sempre vissuto.
La salma fu composta in casa, qualcuno annunciò la morte di Viorel alla chiesa del villaggio per far suonare le campane. Florica avvisò tutti i parenti vicini e lontani.
Secondo l’uso e la tradizione, il corpo fu lavato e spogliato dei suoi abiti vecchi da lavoro e gli furono fatti indossare abiti nuovi che la previdente Florica aveva tenuto da parte per questa evenienza. Poi fu adagiato sul letto, con i piedi orientati verso la porta.
Ed è a questo punto che per parenti ed amici assieme alla vedova, comincia un lungo cammino doloroso che li accompagnerà per giorni, mesi, ed anni, per rispettare una vecchia tradizione e che porterà soprattutto la sventurata Florica, che è ormai sola, ad indebitarsi fino al collo.
E’ la storia di Florica e del suo rovinoso percorso dopo la morte del marito, che è anche la storia di tanti, di tutti coloro che in Moldova vengono colpiti da un lutto familiare così stretto.
Il percorso di Florica comincia dal momento in cui la salma del povero Viorel lavata e vestita è adagiata sul letto di casa, con i parenti ed amici che, secondo tradizione, bussano alla porta con una candela accesa. Ognuno porterà qualcosa da mangiare: carne, riso, pane, vino. Inizia così la preparazione del solenne pranzo che seguirà la sepoltura: un compito questo, riservato esclusivamente ai parenti ed agli amici, ma non alla vedova.
Florica intanto viene confortata da tutti, le parlano di Viorel, di come era buono e saggio, di come era amato e stimato. La notte trascorre con la veglia del morto che non può essere lasciato solo neanche un istante.
L’indomani mattina, il secondo giorno, viene lavato il volto del morto un’altra volta mentre fervono i preparativi del grande pranzo. La sera viene il “dascal”, l’aiutante del prete, che recita le preghiere di rito insieme a tutti i parenti ed amici.
Il mattino del terzo giorno viene il prete, la salma viene portata fuori di casa e si prepara una grande tavola con tutto quello che è stato cucinato, con piatti e suppellettili ed i bicchieri vengono riempiti di buon vino. Vicino all’uscio di casa vengono esposte le “ pomenile “, un cuscino e una coperta.
Il corteo funebre si avvia quindi verso la chiesa, lungo il tragitto si distribuisce a tutti gli amici che si incontrano la “ pomana “, piccoli doni per ricordare il morto: un fazzoletto, un asciugamano, un piatto con una candela accesa.
Arrivati in chiesa si adagia la bara aperta con i piedi orientati verso l’uscita, il pope ( prete ) officia la messa funebre, benedice e saluta tutti i presenti. Alla fine del rito, il corteo funebre si avvia verso il cimitero per la tumulazione, viene chiusa la bara e poi sepolta sotto un cumulo di terra.
Dopo la sepoltura tutti tornano a casa del morto dove li aspetta la grande tavola imbandita precedentemente con ogni ben di Dio, sarmale, zakuski, carne, verdure: un pranzo ricco e abbondante. Il pope benedice la tavola e tutti bevono e mangiano con grande appetito.
Alla fine del pranzo, il pope recita le preghiere di ringraziamento ed a tutti i presenti viene distribuita la “ pomana “: un “ colacei “ ( pane a forma di tarallo ), un piccolo tovagliolo, una tazza ed un piatto con una candela accesa.
Il giorno dopo il grande pranzo e per tre giorni a seguire, i parenti si recano al cimitero e la “pomana”, con biscotti, dolci, vino, viene elargita a tutti, a chiunque si trovi presente.
Dopo nove giorni, sempre a carico dei parenti, un altro grande pranzo, la “ masa de pomenire “. Sulla tavola non mancherà le “sarmale”, il tipico piatto moldavo. Tutti mangiano e bevono ricordando il morto e nuovamente a tutti viene rinnovata la “pomana”, sempre con il pane, il tovagliolo e il piatto con la candela.
Il quarantesimo giorno dalla morte segna un passaggio importante della tradizione moldava, c’è il rito “ridicare la biserica”: i parenti del defunto si recano in chiesa con tre taralli di pane, la “coliva”, un dolce fatto con il grano, le sarmale calde ed una brocca di vino. A casa si prepara un’altra “masa de pomenire”, un altro grande pranzo con la solita “pomana”, ma questa volta viene invitato anche chi ha provveduto alla sepoltura.
Questo rito, sempre uguale, si ripeterà ancora dopo un anno dalla morte, dopo due anni e dopo sette anni.
La vedova Florica, da brava moldava rispettosa delle usanze e tradizioni, dopo quaranta giorni dalla scomparsa del suo Viorel, sarà ridotta ormai sul lastrico per le spese considerevoli sopportate, per le varie “pomane” e “ masa de pomenire” e si vedrà costretta, poverina, a chiedere soldi in prestito dopo aver esaurito i suoi modesti risparmi.
Piangerà sconsolata Florica, non tanto per la perdita del marito che, a pensarci bene, in vita non le aveva dato così tanti pensieri come da morto, si dispererà, ormai piena di debiti, sola e senza Viorel non saprà come tirare avanti ed alla fine penserà alla morte come una liberazione.
Una liberazione per lei forse ma non per i suoi parenti, costretti anche loro a ripercorrere anche per lei il noto cerimoniale…un giorno dalla morte…due giorni dalla morte…le pomane…la masa de pomenire…etc…etc.
Per questo e per altro ancora, Florica giungerà alla conclusione che, tutto sommato, è molto più facile vivere che…morire.