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L'ultima beffa agli immigrati: spunta la sanatoria trappola


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Questa discussione ha avuto 2 risposte

#1 Hidalgo

Hidalgo

    Nb

  • Ambasadiani MI1e
  • Stella
  • Messaggi: 58

    Medaglie

Inviato 04 March 2010 - 11:10:58


da Repubblica.it del 4 marzo 2010.
http://www.repubblic...appola-2499728/

        
In gran segreto il governo ordina: via chi ha chiesto la sanatoria ma ha  un'espulsione alle spalle
  La linea dura applicata a Trieste, Riimini e Perugia. Clemenza a Milano,  Venezia e Bologna

    
L'ultima beffa agli immigrati
  spunta la sanatoria trappola

    
Input contraddittori dal Viminale. Prima rassicura  gli stranieri, poi avalla il giro di vitedal  nostro inviato PAOLO RUMIZ
    

    TRIESTE - Come criminali  comuni, magnaccia o spacciatori di droga. Gli immigrati che hanno fatto domanda  di sanatoria ma in passato non hanno rispettato un decreto di espulsione vanno  rispediti a casa.Non ovunque, ma così, come gira agli uffici stranieri delle  questure. Qua e là, alla chetichella, partendo dalla provincia, che nessuno  mangi la foglia in anticipo. Uno sì e l'altro no, in modo che tutti restino col  fiato sospeso. Funziona così la sanatoria Maroni: inflessibile in alcune  province, a maglie larghe altrove. Una dicotomia interpretativa che colora la  carta d'Italia come le chiazze del morbillo.
  
  Durezza a Trieste, Rimini, Perugia. Clemenza a Milano, Venezia, Bologna e in  altre province. Incertezza ovunque, di conseguenza. La voce si è sparsa e gli  immigrati si scoprono a bagnomaria, con un contratto regolare in mano ma senza  sapere ancora se saranno espulsi o no. In gran parte africani, gli stessi che  la mafia ha preso a fucilate a Rosarno. I più visibili, quelli espulsi più di  frequente, dunque più ricattabili e di conseguenza a costo più basso sul  mercato del lavoro. L'incertezza del diritto in Italia la vedi sulla pelle  degli stranieri.
  
  La storia si gioca negli ultimi sette mesi, da quando parte la sanatoria  Maroni. A monte, la contraddizione insita nella precedente legge Bossi-Fini,  che all'articolo 14 individua nella mancata ottemperanza all'espulsione l'unico  reato veniale del codice per il quale è previsto l'arresto obbligatorio. Come dire:  non hai fatto niente, ma ti ficco dentro lo stesso. Di fronte a questa  incertezza del diritto, molte organizzazioni vogliono vederci chiaro. I  condannati per mancata obbedienza al decreto di espulsione possono fare  domanda, sì o no?

    
  La  Confartigianato di Rimini per esempio, città che in seguito vedrà espulsioni,  pone il quesito al Viminale. Ottiene circostanziata risposta ufficiale via mail  in 48 ore: la richiesta si può fare. Data: 23 settembre 2009. Anche il buon  senso dice che non può essere altrimenti. Che cosa si deve sanare se non una  precedente illegalità? Che senso avrebbe impedire la legalizzazione di coloro  che sono stati illegali? Insomma: lasciate che le pecorelle vengano a noi con  fiducia.
  
  Tutto sembra mettersi bene. Il ministero raccomanda alle prefetture, che devono  istruire le domande, di lavorare con larghezza. Ovunque si instaura un clima di  efficienza ecumenica. Traduttori, mediatori culturali, rispetto. L'Italia  sembra improvvisamente un altro Paese. Ma attenzione: la raccomandazione del  Viminale non avviene per iscritto ma con telefonate dirette a ogni prefetto  d'Italia. L'elettore medio non deve sapere che questo governo tratta gli  immigrati come persone.
  
  Ma i prefetti non si formalizzano e la macchina s'avvia. Scatta l'emersione.  Decine di migliaia di stranieri escono dalle catacombe, trovano datori di  lavoro per un contratto, spesso minimale ma sufficiente. Pagano l'Inps e le  varie tasse di regolarizzazione. Firmano montagne di carte. Fanno lo stesso i  cittadini italiani che li hanno assunti. Ma l'ultima parola spetta alla  questura, che deve controllare la fedina degli stranieri.
  
  E qui il clima cambia di colpo. Alcune questure convocano gli immigrati,  comunicano il respingimento della domanda e, contestualmente, il decreto di  espulsione. Il pollo è lì, si è autoconsegnato con i documenti in mano, e viene  caricato su un aereo. La sua colpa è appunto quella individuata dalla  Bossi-Fini: avere ignorato la condanna all'espulsione. Il tutto gli viene  spiegato senza preavviso prefettizio e senza dar tempo al malcapitato di  consultare un legale. Via subito. Il caso di Trieste.
  
  La voce gira, e gli immigrati si organizzano, cercano patrocinio legale. Alcuni  consegnano i passaporti ai loro datori di lavoro, non si sa mai. Tutti fiutano  il trappolone, temono che la larghezza iniziale sia stata propedeutica alla  chiusura successiva. E intanto partono nuove domande al Viminale. Il giornale  di Trieste, per esempio, segnala la cosa al ministro, il quale risponde, ma con  un appunto anonimo, cioè senza firma, compilato dalla stessa questura.
  
  C'è scritto: la condanna per mancata obbedienza all'espulsione è da  considerarsi reato grave, tant'è vero che comporta arresto obbligatorio. La  cacciata dall'Italia è dunque legittima. L'esatto contrario di quanto sostenuto  ufficialmente il 23 settembre. Ora nemmeno al ministero ci capiscono più  niente. Gli uffici cui fanno capo le prefettura ignorano quanto pensano e fanno  al piano di sopra gli uffici delle questure. Il marasma è tale che le stesse  questure chiedono istruzioni, vedi Pavia e Alessandria. E il ministro risponde  con appunti senza firma perché non può sostenere un nonsenso e contraddirsi.
  
  "Noi applichiamo la legge" dichiara il questore di Trieste, il quale  peraltro aggiunge subito dopo che il reato in questione "può  rientrare" tra quelli ostativi alla concessione della sanatoria. "Può  rientrare", si badi bene: non "rientra". Dunque  quell'interpretazione è, per sua stessa ammissione, facoltativa. Ed è quanto  avviene, per l'appunto, in giro per l'Italia. Chi vuol mostrare i muscoli col  ministro espelle; gli altri no. E le prefetture, laddove subalterne alle  questure, si adeguano all'anarchia interpretativa. Sulla quale sarebbe ora che  il ministro si pronunciasse in prima persona, in nome dello stato di diritto.

     ====================================================

    Io rimango sempre più del parere che il reato di clandestinità sia un crimine contro l'umanità.


#2 giemme74

giemme74

    Tpx4MI

  • Ambasadiani MI1a
  • StellaStellaStellaStellaStellaStellaStellaStella
  • Messaggi: 4,683

    Medaglie



Inviato 04 March 2010 - 11:17:39


Visualizza messaggioHidalgo, su 4-Mar-2010 11:10, dice:

da Repubblica.it del 4 marzo 2010.
http://www.repubblic...appola-2499728/


In gran segreto il governo ordina: via chi ha chiesto la sanatoria ma ha un'espulsione alle spalle


La linea dura applicata a Trieste, Riimini e Perugia. Clemenza a Milano, Venezia e Bologna






solita sparata da repubblica... le due frasi sono in contraddizione, una direttiva del governo non permetterebbe di essere interpretata con clemenza, quindi, sono semplicemente scelte delle singole questure....



mah... come si fa a legegre e non accorgersi di questi "particolari" ??? bisogna proprio avere i paraocchi come i cavalli.... :conf (13):



Immagine inviata


#3 XCXC

XCXC

    TpX2MI

  • Ambasadiani MIra
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  • Messaggi: 17,259

Inviato 04 March 2010 - 18:24:19


dipende dal tipo di espulsione...

era ben specificato eh http://ambasada.it/i...showtopic=10878

13. Non possono essere ammessi alla procedura di emersione prevista
dal presente articolo i lavoratori extracomunitari:
a) nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di
espulsione ai sensi dell’articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del testo unico
di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e dell’articolo 3 del
decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla
legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni;
b) che risultino segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni
internazionali in vigore per l’Italia, ai fini della non ammissione nel territorio
dello Stato;
c) che risultino condannati, anche con sentenza non definitiva,
compresa quella pronunciata anche a seguito di applicazione della pena
su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale,
per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del medesimo codice.





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