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Assomoldave-Associazione donne moldave in Italia -


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#1 Ambasada.it

Ambasada.it

    TpX2MI

  • Ambasadiani MIra
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  • Messaggi: 15,689

Inviato 04 December 2009 - 10:48:00


Collaborare con Associazione,Chiesa e Ambasciata Moldava, giornali, TV per diffondere informazione riguarda le leggi,norme e attività per stranieri. Partecipare  ai progetti di volontariato a favore dei nostri bambini in Moldova. ...http://assomoldavero...iardino-in.html



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#2 Tati

Tati

    MI

  • Ambasadiani MI1a
  • StellaStella
  • Messaggi: 270
    Località:Moldova-Italia (Chisinau-Roma)
    Interessi: Operatore Professionale per l’inserimento socio-lavorativo dei cittadini stranieri in Italia .
    - Laureata in Scienze Sociale alla Pontificia Università “Angelicum” di Roma, FASS.
    - Mediatore Interculturale e religioso. Volontaria UNICEF.
    Lavoro come risorsa externa per R&S.
    Gestisco associazione:
    "AssoMoldave"
    Tatiana Nogailic
    Skype: nogailic
    ooVoo:AssoMoldave
    E-mail: assomoldave@gmail.com
    Tel. WhatsApp e Viber: 3294754598
    http://twitter.com/assomoldave
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    Medaglie


Inviato 05 December 2009 - 11:55:02


PALAZZO FIRENZE ROMA 23 /11/09 - INCONTRO EMIGRANTI

CON MINISTRO AFFARI ESTERI E AMBASCIATA MOLDOVA A ROMA



Mi limito a segnalare alcuni dei problemi che penso meritano l’attenzione delle nostre autorità e che potrebbero sollevare le sofferenze dei “migranti moldavi”.  Così ci chiamano qui in Italia, … ma io preferirei che dalla Moldova ci chiamassero lavoratori all’estero.

Tutti noi sappiamo che le strade e le ferrovie non sono le vie di accesso percorribili per entrare in Moldova, siamo costretti a prendere l’aereo ma i costi sono eccessivi. E’ quindi  necessario liberalizzare lo spazio aereo della moldova  adeguandolo a quello europeo per ottenere:  1) minori costi dei biglietti per gli emigranti. - 2) agevolare gli insediamenti industriali di imprese europee. – 3) agevolare il turismo. – 4) aumentare il volume dei passeggeri  a beneficio di Air Moldova che oggi vive di un limitato monopolio sulle spalle dei lavoratori all’estero.   E’ comunque avvilente sapere che proprio sotto le feste, quando noi torniamo le tariffe aumentano.  Concedere uno sconto ai moldavi che lavorano all’estero sarebbe il minimo che il Paese può fare per aiutarci a non dimenticare le nostre famiglie. Questo sconto andrebbe pur sempre alle nostre famiglie che mantengono alto i consumi in  Moldova, e poi sarebbe un riconoscimento a chi sostiene l’economia con le rimesse in valuta.

Circa i problemi in Moldova, ….molti nostri figli non accettano più i genitori emigrati di ritorno. Le distanze allontanano affetti, interessi e la cultura. Le mogli tornano ma non trovano più l’amore familiare,  tantomeno riescono a farlo rinascere.   Certe famiglie non ci vedono più come mamme e sorelle ma come una fredda  risorsa esterna di natura economica.     Talvolta, alcune di noi, sono costrette a ritornare in Italia per non vivere disperate in Patria.  Gli effetti evidenti di questa emigrazione sono i divorzi, i giovani sbandati e l’alcolismo. Situazioni che richiederebbero maggiore attenzione da parte delle autorità nel fornire una maggior assistenza alle famiglie. Almeno facilitando i collegamenti con i familiari all’estero incentivando i punti di contatto telematico anche nei sperduti paesi della Moldova.

Vivere in Italia significa essere informati sui pericoli della società del consumo; pericolo amianto, inquinamento ambientale, qualità dell’aria.  Pericoli che ritroviamo tornando in patria e che aumentano le nostre paure e ci rendiamo conto che il cittadino non è difeso da nessuna istituzione.  Insomma l’emigrante è spezzato in due, la mente è in Italia il cuore in Moldova – in Italia si vive bene perché funziona scuola, sanità e previdenza invece in Moldova non abbiamo possibilità di costruire un futuro per i nostri figli, e non esiste chi difende un minimo di diritti sociali  e civici.   In conclusione personalmente quando torno in Moldova sento che manca una identità nazionale. Qui in Italia soffro perché mi discriminano, quando torno a casa  è pure peggio, se parlo rumeno i russofoni mi discriminano, se parlo russo i filo-rumeni mi emarginano.  Io mi sento semplicemente  moldava con una cultura in parte russa, in parte rumena e oggi anche in parte italiana ed europea.   Insomma mi sento di appartenere ad un popolo nuovo con una identità nazionale ancora da costruire.

Da migrante mi rendo conto della differenza dei livelli sanitari tra i nostri due paesi,  e purtroppo molte ns. infermiere sono costrette a fare le badanti all’estero. E’ noto che la Comunità europea, per disseminare la cultura europea,  incentiva programmi internazionali di scambio a livello di laureati. Tuttavia per non saccheggiare le risorse intellettuali dei paesi confinanti, i laureati al termine del programma devono tornare nei rispettivi paesi, dove purtroppo non trovano ugualmente lavoro.   La UE, è a conoscenza che l’emigrazione dequalifica i nostri  emigranti-laureati (70%), che sono impiegati in lavori di umile livello. Forse con questi programmi la UE pensa di mettere la sua coscienza a posto ma non risolve il problema.   Personalmente ho predisposto un progetto che non ha ancora trovato ascolto. Al fine di contribuire a risolvere la carenza italiana di infermieri il progetto propone la formazione di standard italiani,  in Moldova di infermieri moldavi per poi utilizzarli per periodi alterni sia in Italia che in Moldova. E’ ovvio che va realizzata una precisa disciplina tra i due paesi con il coinvolgimento dei rispettivi Ministri degli esteri. Il progetto produrrebbe uno scambio di lavoro intellettuale con grande vantaggio per tutti e due i sistemi sanitari. In più nel nostro Paese si realizzerebbe un fenomeno di “emigrazione ciclica”  a salvaguardia delle famiglie e diminuzione dei divorzi.  

Uno specifico appello al Governo è quello che riguarda BRI  L’ufficio  governativo di collegamento con gli emigranti che dovrebbe mantenere i legami con tutti i  Moldavi emigrati nel mondo.   Ho partecipato al congresso del 2008,  hanno parlato solo i sostenitori del regime precedente.  E’ necessario cambiare la direzione con un direttore aperto alle tecnologie di comunicazione e in grado di sostenere moralmente e materialmente le iniziative di noi lavoratori all’estero ovunque ci  troviamo.

Infine due parole sulla tv moldova-internazionale, il prossimo gennaio  compirà tre anni di attività.  Attraverso questo canale NOI abbiamo potuto trasmettere le nostre attività  e mantenere i collegamenti con i ns. familiari e soprattutto sentire che anche noi abbiamo una Patria che ci ascolta. A Roma centinaia di famiglie  hanno installato antenne per vedere TVMI,  è seguita in 22 paesi del mondo, inoltre individua in tutti i paesi gli artisti moldavi che si affermano all’estero e li valorizza facendoli  conoscere ai Moldavi rimasti in Patria, e soprattutto a noi.  E’ una tv di stato che và sostenuta dal nuovo Governo perché  è ormai un patrimonio utile per i lavoratori all’estero,  e costituisce un vantaggio anche per la cultura dei nostri connazionali in Patria che entrano in contatto di una cultura moderna, più aperta, ed europea.

Sul ruolo dell’ambasciata devo dire che abbiamo apprezzato la maggiore presenza e in particolare i recenti cambiamenti burocratici per impedire fenomeni di intermediazione impropri e di salvaguardia delle donne incinta e con bimbi piccoli.  Ma ancora molto è da fare.   In particolare è urgente disporre per i ns migranti che vengono da tutta Italia di un servizio igienico accessibile anche a coloro che devono svolgere le pratiche. Questa mancanza è veramente incivile sia a Roma che a Bologna. Infine, avendo modo di vivere a contatto con le imprese italiane,  ricordo di aver presentato all’Ambasciatore una impresa che voleva investire per migliorare la nostra sanità. Ebbene, purtroppo,  ancora oggi nulla abbiamo saputo sugli esiti di questa proposta.

Ringrazio per la pazienza di chi  mi ha ascoltato e un complimento per l’iniziativa che ritengo debba essere replicata ogni anno perché è anche un momento di grande unità, di patriottismo e di crescita della coscienza della nostra comunità.

                                                                  Tatiana Nogailic




PALAZZO FIRENZE ROMA 23 /11/09 – INTILNIREA  DIASPOREI  MOLDAVE  

CU MINISTRUL  AFACERILOR  EXSTERNE SI AMBASADA  MOLDOVA  DE LA  ROMA




Mà limitez sa và segnalez citeva probleme care cred cà merità atentia autoritàtilor noastre si ar putea usura suferintele migrantilor. Asa ne numesc aici in Italia , dar as preferi ca in Moldova sa fim numiti muncitori dupà hotare.


BILETELE LA AVION.  - Noi cu totii stim cà stràzile si càile feroviare pentru a face cale spre casà nu sunt  adeguate, si suntem costrinsi sa luàm avionul  spre Moldova, dar preturile sunt foarte inalte. Este deci necesar de a liberalizza spatiul aerian a Moldovei la acel european pentru a obtine:  1) preturi reduse pentru bilete in favoarea emigrantilor,   2)  pentru agevolarea  investittilor industriale a impreselor europee,  3) sviluparea turismului,  4) Cresterea  numàrului de pasageri pentru beneficiul di Air Moldova, care astàzi tràeste de un monopol limitat pe spinarea muncitorilor dupà hotare.

E totusi ridicol  sa stiti, cà in prema sàrbàtorilor , cind  majoritatea din noi au vacante si merg spre casà, preturile se ridicà. A reduce  din pret moldovenilor care muncesc dupà hotare ar fi un minim care Tara ar putea face pentru a revedea mai des famiile noastre. Aceastà reducere ar ajunge tot la familiile noastre care mentin inalt consumul moldovenilor, si ar fi o recunostintà in favoarea cui sustine economia cu rimetentile in valutà.


PROBLEME CARE NASC  IN MOLDOVA. - Multi copii nu acceptà pàrintii emigrati la intoarcere. Distantele care dureazà ani indepàrteazà dragostea, interesele si cultura. Sotiile se intorc dar nu mai regàsesc dragostea familiarà, si nu reusesc s-o restaureze. Multe familii nu ne privesc ca mame, surori  s-au bunici , dar ca o resursà rece  esternà de naturà economicà.

Efectele evidente a acestei emigratii sunt divorturile, copii disorientati si uneori alcoolismul. Situatii care detin de o majorà atentie din partea  autoritàtilor pentru a aplica o assistentà  mai eficace famiilor. S-ar putea facilita relatiile cu familiarii peste hotare, prin incentivarea punctelor de contact telematic in satele mai  indepàrtate.     Sa locuesti in Italia inseamnà a fi informat  in privinta pericolelor societàtii de consum: printre care  lamiantul- sifer, intocsicarea ambientalà, calitatea aerului. Pericole care cind ne intoarcem in tarà  creste  frica in noi  si ne dàm seama cà cetàtenii nu sunt tutelati nici de o istituzie.

Emigrantii sunt rupti in douà, mintea e in Italia, sufletul la Moldova- in Italia se tràeste bine, fiindcà funtioneazà scoala, serviciul sanitar si prevedential, avem un post de muncà . In Moldova nu avem posibilitatea de a costrui un viitor decent copiilor nostri, si nu exsistà structuri care ne apàrà un minim de drepturi sociale si civile.    Personal cind mà intorc acasà simt lipsa unei identitàti nationale. Aici in Italia sufàr uneori din causa descriminàrii, cind mà intorc e mai oribil, dacà vorbesc limba de stat rusii mà discrimineazà, dacà vorbesc rusà acei filo-romini mà emargineazà.   Eu mà simt pur si simplu o moldavà cu o parte de culturà  rusà, una rominà si astàzi italianà, adicà europeanà. Intr’un cuvint mà simt  cà apartin unui popor nou cu o identitate nationalà in fazà de costructie.  

INFERMIERII.  - Ca emigrantà aici , imi d-au seama de diferenta nivelului sanitar intre tàrile noastre, si din pàcate multe infermiere de ale noastre sunt costrinse sa facà doamne de serviciu in familii peste hotare.   E evident cà Comunitatea Europeanà, pentru a inseminta cultura europeanà, incentiveazà  programe internazionale de schimb la nivelul laureatilor. Totusi pentru a nu sustrage risorsele intelectuale din tàrile confinante, laureatii la sfirsitul acestor programe  se intorc in tàrile respective, unde din pàcate nu-i asteaptà  un post de muncà.   UE este la cunostintà cà emigratia dequalificà  emigrantii nostri laureati (70%) , care aici sunt implicati in munci  de un livel umil. Probabil cu aceste programe UE tinde sa-si mentinà constiintà , dar nu resolvà problema.   Personal am prevàsut un proect care incà nu a gàsit spatiu. Pentru a resolva  lipsa infermierilor in structurile sanitare italiene , proectul propune formarea cu standart italian in Moldova a infermierilor  moldoveni, pentru ai incadra  pentru perioade  alternantive atit in Italia cit si in Moldova. E evident cà e necesar de a realiza o disciplinà precizà intre ambele tàri cu implicarea rispectivului Ministru a afacerilor exsterne.   Proectul  ar produce un schimb de muncà intelectualà cu un amplu vantaj pentru ambele sisteme sanitare. In plus in tara noastrà s-ar realiza un fenomen de “emigratie-ciclicà”  pentru a tutela familiile si  reduce rea divorturilor .

BRI (Biroul relatiilor interetnice)  Un apel specific Guvernului e acel ce priveste BRI, un uficiu care ar fi de dorit sa mentinà legàtura cu toti moldovenii emigrati in lume. Am partecipat la Congresul III, din 2008, unde cuvintul l-au avut numai sustenitorii regimului precedent si am asistat la o  lectie inutilà de istorie. E necesarà schimbarea directiei acestui uficiu, cu un director  predispus noilor tecnologii de comunicatie  si in grad de a sustine moral si material initiativele noastre, a muncitorilor oriunde ei se v-or afla.

TVMI ( programul televiziv dedicast emigrantilor)  -   La sfarsit in douà cuvinte in privinta canalului televisiv moldova International. In eanuarie implineste 3 ani de activitate. Prin intermediul acestui canal noi am avut posibilitatea de a trasmite activitàtile noastre  si a mentine o legàtura vie cu familiarii nostri din tarà, dar mai mult ca atit am simtit cà avem o Patrie care ne ascultà.  La Roma sute de familii au instalat aceste antene, datorità unui bàeat foarte intreprinzàtor si cu un bagaj amplu de cunostinte in privinta tecnologiilor noi, activ in asociatia ASSOMOLDAVE - Gheorghe Dragnev. Acest canal este  trasmis si vàsut in mai mult de 22 de tàri a lumii, dar si identificà moldovenii care s-au realizat, au succes dupà hotare si-i valorizeazà fàcindui cunoscuti  moldovenilor ràmasi in Patrie, dar mai mult ca atit nouà.   Este o televisione care necesità de sustinerea noului Guvern, fiindcà a devenit deja un patrimoniu util pentru muncitorii dupà hotare si rapresintà un vantaj  pentru cultura conationalilior nostri in Patrie care intrà in contact cu o culturà modernà, deschisà, europeanà.

Cit priveste rolul ambasadei tin sa mentionez cà:   Am aprezat presenta activà a ambasadei, in particolar schimbàrile burocratice pentru a stopa  fenomenul de infiltrazii  nu corecte si  livelul organizativ in favoarea noastrà.    Dar e incà mult de dorit. In particolar  e urgent  de a dispunde  di un serviciu  igienic accesibil tuturor migrantilor  care vin din toatà italia pentru a beneficia de serviciile ambasadei.  La sfarsit aflindume in contact direct cu industiile italiane, doresc sa và aduc aminte  cà am presentat dom nului ambasador o industrie  care dorea sa investeze in tara noastrà pentru a miliora serviciul sanitar. Bine, pinà astàzi nu am avut ni-ci un ràspuns la aceastà propunere.   Multumesc pentru ràbdarea a celor care m-au ascultat si aduc un compliment pentru aceastà  iniziativa care cred cà ar fi de dorit sa fie  replicatà in orice an pentru cà este un moment de  unitate , de patriotism si cresterea constiintei comunitàtii noastre.
                                                                                             Tatiana Nogailic
23/11/2009


Foto qui:  http://picasaweb.google.it/assomoldave

http://picasaweb.goo...ATAMOLDOVAAROMA



AMBASCIATA MOLDOVA IN ITALIA
CARITAS DI ROMA
CONVEGNO: “MOLDAVI IN ITALIA”

INTERVENTO


(Associazione delle donne Moldave in Italia).
Lo spirito di mio intervento e quello di completare chi mi ha preceduto, quindi mi limiterò ad illustrare le “Difficoltà dei moldavi in Italia”.
Prima di tutto dobbiamo essere consapevoli che i migranti sono classificabili in due distinte categorie con relative differenti problematiche.
Abbiamo prima di tutto i moldavi con regolare permesso di soggiorno, e in questa categoria si contano i moldavi che possiedono anche la cittadinanza rumena.
Secondariamente esistono i moldavi irregolari, che purtroppo oggi con il nuovo “pacchetto sicurezza” risultano e ricomprendono anche clandestini.

A) QUINDI BREVEMENTE ANALIZZO PRIMA ALCUNI PROBLEMI CHE RIGUARDANO I MOLDAVI REGOLARI - COME OGGI SONO IO.

1. Personalmente ho vissuto con terrore l’attesa, prima del rilascio e poi del rinnovo del permesso di soggiorno. Un’attesa durata in un caso due anni, nel secondo un anno e mezzo. Durante queste attese (come per tutto il tempo da irregolare) ci è impedito di tornare in Patria. Questo ci fa sentire non considerati da nessuno, tanto da sentirci inesistenti e invisibili.

2. Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, tra i moldavi che coltivano l’idea di rimanere in Italia c’è il problema della cittadinanza. Questo è un altro motivo di lunghe attese burocratiche ma soprattutto di sofferenze e disagi nell’affrontare il lungo e difficile processo di assorbimento della cultura italiana.

3. Diverso è il problema per i moldavi che invece vogliono tornare in Patria. Non hanno interesse ad integrarsi, sono insensibili ai processi d’integrazione. Si isolano e sono interessati a partecipare quasi esclusivamente alle iniziative della Comunità moldava.

4. Sia per chi vuole integrarsi, sia per chi è solo temporaneo in Italia, la difficoltà maggiore è quello di conoscere e comprendere la complessità della vita sociale in Italia. I problemi maggiori derivano dalle innumerevoli leggi, dalla loro incomprensione e dalla loro interpretazione che aumentano incertezza e insicurezza.
Questo è un problema per voi italiani, figuriamoci per noi moldavi.
Basta pensare alla richiesta del Certificato di residenza richiesto per ottenere la Carta di Soggiorno. Infatti a fronte di un'unica legge regionale ogni Municipio di Roma ha una procedura diversa che va da una richiesta minima di 2 a un massimo 12 certificati.

B) – INVECE PER QUANTO RIGUARDA LE DIFFICOLTÀ CHE INCONTRANO I “MOLDAVI IRREGOLARI”

È INNANZITUTTO NECESSARIA UNA RIFLESSIONE SULL’ULTIMA SANATORIA:

Si è trattato di un successo parziale, perché i risultati non hanno soddisfatto le attese. Se è vero che il numero previsto è stato raggiunto solo a metà, significa che in Italia esiste tuttora un numero assai elevato di irregolari.
Uno dei motivi dell’insuccesso è dovuto al massiccio licenziamento attuato dai datori di lavoro prima della sanatoria. Ciò è avvenuto soprattutto per le seguenti cause:
□ eccesivo costo a carico del datore di lavoro;
□ timori dei datori di lavoro verso la burocrazia nella fase applicativa nella legge;
□ possibilità di reperire sul mercato lavoratori pendolari romeni a basso costo.

Ma il maggior difetto della legge è stato quello di aver imposto la sanatoria esclusivamente per coloro che avevano un solo datore di lavoro, escludendo cosi tutti coloro che lavoravano con una molteplicità di datori di lavoro.
In altri termini una colf che lavorava anche 12 ore al giorno con più datori di lavoro, non ha avuto la possibilità di mettersi in regola.

Personalmente ho inutilmente denunciato quello che stava accadendo al Prefetto Moricone del Ministero di Interni responsabile del procedimento legislativo.


IN MERITO AI DISAGI CHE INCONTRANO I CONNAZIONALI COSIDDETTI IRREGOLARI MI LIMITO A SEGNALARE I SEGUENTI:

1. Non essere in regola oggi equivale a essere clandestino, ossia un fuorilegge, quindi è notevolmente peggiorata l’esistenza dei clandestini. Eppure noi tutti sappiamo che gran parte delle colf clandestine che lavoravano 12 ore al giorno con più datori di lavoro seguitano a lavorare con maggiori disagi nonostante erano disposte a pagare di persona i costi della regolarizzazione.

2. Non essere in regola significa non poter accedere a diversi servizi, inoltre non si può affittare una casa ci si sente perseguitati e spiati. In queste condizioni si è costretti all’isolamento per la paura di essere intercettate dalle forze dell’ordine perdendo così il contatto con la Realtà. Con il tempo le persone isolate dalla società, dalla paura e dalla disperazione si rifugiano nell’ombra.
Mi auguro che non accada pure al nostro Paese dover scoprire lo stesso prezzo che stanno pagando molti lavoratori Romeni e filippini, i quali nei loro paesi devono essere curati dalla SINDROME ITALIA.
Si tratta di malattie mentali invalidanti, con illusioni di persecuzioni e maltrattamenti e ossessioni ricollegabili alle attività lavorative svolte in Italia..

C. PER CONCLUDERE NON MANCANO I PROBLEMI COMUNI SIA AI LAVORATORI REGOLARI CHE IRREGOLARI.
Tra questi segnalo il problema dei figli che studiano nelle scuole italiane. Si crea di fatto una frattura tra la cultura dei genitori e la cultura dei bambini i quali a tutti gli effetti si sentono di cultura italiana. Il risultato è che rifiutano la propria cultura di origine e non desiderano più tornare in patria. Questi ragazzini non sentono più la patria d’origine ma allo stesso tempo non riescono a sentirsi completamente integrati nella nuova società. Riconoscergli cittadinanza e nazionalità italiana sarà un contributo decisivo per la loro completa e definitiva integrazione.

T E R M I N O
affermando che molti di questi problemi possono trovare sollievo da una maggiore comunicazione e informazione che invece manca nella nostra comunità moldava.
La mia associazione è impegnata nella comunicazione sociale e personalmente cercherò di impegnarmi ancora di più per sperimentare i nuovi mezzi che la tecnologia ci offre, per migliorare la nostra virtuale comunità moldava.

Ringrazio L’ambasciatore Gheorghe Rusnac e dottor Franco Pitau che hanno promosso questo utilissimo convegno che è riuscito a riunire tutte le realtà moldave presenti a Roma.
Altrettanto Ecaterina Deleu che a curato per noi la sezione dedicata ai Moldavi nel “Osservatorio Romano sulle Migrazioni”.

NOGAILIC TATIANA

05/11/2009



Di più info. qui:

http://assomoldaveroma.blogspot.com/

foto qui:

http://picasaweb.goo...MOLDAVIINITALIA


Sono circa 90mila i moldavi che risiedono in Italia, con tassi di crescita doppi rispetto alle altre nazionalità. Lo rileva il recente rapporto di Caritas-Migrantes. Tra le difficoltà del vivere all'estero si diffonde la "Sindrome Italia", il male oscuro dei clandestini e dei figli dei migranti

Ad Est è ‘Sindrome Italia’, il male oscuro dei clandestini e dei figli dei migranti .[u]
Non essere in regola può far ammalare l’anima. Non significa solo non avere acceso ai servizi, né poter affittare una casa, “ma sentirsi perseguitati e spiati – chiarisce Tatiana Nogailic di Assomoldave, che si è occupata a fondo di questo tema - Non si esce per mesi dalla casa in cui si lavora perché una leggerezza può essere fatale, e si è costretti all’isolamento per la paura di essere intercettati dalle forze dell’ordine. In una parola, si perde il contatto con la realtà. Mi auguro che non accada anche ai moldavi di dover pagare lo stesso prezzo di molti lavoratori romeni e filippini, che nei loro Paesi devono essere curati dalla ‘sindrome Italia’. E’ così che viene indicata dai medici questo complesso di malattie mentali invalidanti, con illusioni di persecuzioni, di maltrattamenti ed ossessioni ricollegabili alle attività lavorative svolte in Italia. “Conosco diversi connazionali che per l’abitudine al timore in Italia, perfino al rientro in Moldova per le feste, impallidiscono alla vista di un poliziotto” aggiunge la Nogailic.

Ma la “sindrome Italia” ha anche una declinazione ulteriore in patria. In Moldova per ora non ha colpito gli adulti come in Romania, dove lo scorso Natale, ripartiti i migranti dopo la momentanea riunione familiare per le feste, ha generato atti di autolesionismo o tentativi di suicidio, in numero tale da attirare l’attenzione della stampa. Piuttosto tocca in massa i minori figli di immigrati all’estero, rimasti soli in Moldova, spesso in una casa vuota, o con nonni troppo anziani per occuparsi di loro. “In Moldova non c’è più cerniera tra le generazioni, nel Paese sono rimasti solo vecchi, bambini e giovanissimi – spiega Tatiana Nogailic - Così i minori forzatamente abbandonati sviluppano una forma depressiva acuta. Anche questa, per i giornali di Chisinau, è ‘sindrome Italia’”. Rende i bambini ansiosi, apatici, spesso aggressivi perché senza più punti di riferimento. “Un’anziana, nonostante l’affetto, non può supplire al ruolo di genitore, né spiegare ai minori un mondo che cambia vorticosamente”, confermano altre madri moldave. Nelle regioni rurali più della metà dei bambini vive solo o con i nonni. “E’ un tema che colpisce al cuore la nostra diaspora e il presente nazionale”, secondo la Nogailic, anche perché questi ragazzi sono esposti a rischi crescenti, da un’esistenza come street children fino alla migrazione precoce. Questa cruda epopea dell’assenza quotidiana sulla pelle dell’ultima generazione moldava è finita anche in un film, uscito a dicembre 2008 e già pluripremiato in Europa.

“’Arrivederci’ del regista moldavo Valeriu Jereghi, tra l’altro vincitore del Gran Prix Forum Euroasiatic Moscova, è la storia di due fratelli soli al mondo, con i genitori all’estero. “Il suo neorealismo ha spaccato la Moldova, dove il film conta partigiani e oppositori accesi” conferma la Nogailic. Un destino simile, per citare un precedente illustre, lo ebbe ‘Ladri di biciclette’ di Vittorio De Sica nell’Italia della ricostruzione. Al centro del film moldavo c’è ancora l’Italia, e ci sono bambini che sarebbero piaciuti a De Sica. Come nella sequenza del viso melanconico del figlio quando ascolta ‘O sole mio’ senza capire le parole e pensando solo che viene da un mondo da cui attende oscuramente il ritorno di sua madre. La pellicola di Jereghi è stata proiettata anche a Venezia e a Roma, durante incontri con la diaspora. E per rispondere a chi in patria lo accusa di speculare su un grande male nazionale, Jereghi il mese scorso ha organizzato una settimana di proiezioni gratuite del suo film in un cinema centrale di Chisinau. “A vederlo – racconta Tatiana Nogailic - sono venuti anche dalle campagne con i pullman”. L.D.

Italia, snodo europeo per la diaspora moldava. Non solo gli immigrati dalle rive del Dnester e del Prut nel nostro Paese hanno tassi di crescita doppi rispetto a quelli delle altre nazionalità, tanto da diventare la decima comunità straniera, e la terza dell’Est, dopo romeni e ucraini. Ma addirittura Roma è la seconda città europea dopo Mosca per presenza di moldavi: rispettivamente 145 mila e 12.800, davanti a San Pietroburgo (oltre 9 mila), Istanbul (8 mila), Odessa (7.650) e Milano (5.800). Il profilo più aggiornato di questa comunità è nell’ultimo rapporto 'I moldavi in Italia' realizzata da Caritas e Fondazione Migrantes in collaborazione con l`Ambasciata della Repubblica di Moldova a Roma.

Oggi nel nostro Paese i moldavi sfiorano i 90 mila residenti. Ma impressionano i numeri della crescita nell’ultimo decennio: da circa 4 mila presenze nel 2001, passando per le 38 mila del 2004, i residenti moldavi in Italia nel 2008 risultano cresciuti di un terzo (+30,4%), a fronte di un aumento medio della popolazione straniera residente del +13,4%. Avamposto dell’emigrazione, le donne. Si dirigono soprattutto verso l’area del Mediterraneo (Italia, Spagna) per lavori di cura, tanto che nel nostro Paese sono tuttora il 67% della comunità, mentre per i moldavi maschi partono per lo più per Russia, Romania, Ucraina o Israele.

Cresce la seconda generazione

I moldavi sono sempre più orientati all’inserimento stabile in Italia, secondo i dati del Rapporto: oggi il 5% è venuto al mondo in Italia, pari a circa 2000 nati nel 2008. E sono 15 mila circa i minori iscritti nelle scuole italiane. “Scuole e università sono luoghi strategici dell’integrazione dei giovani” spiegano alcune iscritte under 30 dell’associazione della diaspora in Italia ‘Dacia’. E a sorpresa citano soprattutto gli atenei religiosi, in cima a tutti l’Angelicum, dove studiò ventenne Karol Wojtyla. “Non era qui, nell’Italia culla della cultura umanistica che doveva nascere la parola clandestino”, scandiscono gli universitari moldavi.

Per gli adulti un punto di riferimento importante sono anche le chiese, “dove possiamo preservare la storia, i valori, la lingua ma anche la fiducia nei diritti”, spiegano attivisti della onlus ‘San Mina’, un’altra sigla a tutela dei diritti civili per i moldavi in Italia. La formazione culturale è una conquista importante, ma “crea inevitabilmente anche fratture tra i genitori e i figli, che a tutti gli effetti si sentono di cultura italiana”, secondo il Rapporto Caritas-Migrantes. “Il risultato è che spesso la seconda generazione non desidera più tornare in patria”. E si trova nella terra di nessuno: per loro, “sospesi tra terra d’origine e partecipazione incompleta alla nuova società –secondo lo studio - sarà decisivo il riconoscimento di cittadinanza e nazionalità italiana”.

I nuovi moldavi ‘laziali e veneti’

Ci sono due ‘capitali moldave’ oggi nella penisola: sono Roma (e il Lazio) e Padova (in Veneto), le aree a maggior concentrazione, con circa 8 mila residenti complessivi, per lo più impiegati nel settore domestico (32%), nell'edilizia (12%) ed in imprese di servizi (11%). La mappa regionale del Rapporto Caritas-Migrantes rintraccia i moldavi per lo più nel nord ovest (35,2%), poi nel nord est (27%) e al centro (25,1%). Meno al sud (9,1%) e nelle isole (3,7%). Ma il loro cammino è in salita, secondo diverse voci della diaspora. “Il rinnovo del permesso di soggiorno è il problema più grande, ed è sempre più difficile”, spiega Natalia Moraru, presidente dell’associazione ‘Dòina’.

Nettamente migliore la situazione dei regolari, che comunque hanno accesso ad impieghi spesso inferiori alla propria formazione. Il Rapporto lo ha verificato: a Roma ad esempio il 70% dei moldavi sono laureati (di cui il 5% con due lauree o un dottorato di ricerca), il 30% ha fatto studi medi o professionali. Ma solo il 30-35% ha un lavoro rispondente al curriculum, prevale l’impiego come manovalanza nei servizi, nelle famiglie e negli hotel. Nonostante le molte associazioni sorte finora, i centri di aggregazione per i moldavi restano soprattutto in strada: i piazzali davanti alle chiese di riferimento, spesso anche ‘mercati del lavoro’, e le stazioni degli autobus (a Roma, da Tor di Valle), il mezzo simbolo del pendolarismo con Chişinău. Dove, confermano in molti, i viaggi sarebbero controllati da racket di autisti o trasportatori, ‘dominus’ sulle tariffe e sulla merce spedita, che in molti casi comprende pacchetti di contanti. Qualche volta vengono ‘rubati’ e – come nel caso di una donna che ha visto sparire i suoi 8 mila euro di risparmi inviati in patria - per riaverli va pagato un riscatto.

La diaspora moldava, è all’estero un cittadino su quattro

La grande ondata di migrazioni dalla Moldavia cominciò nel 1999, l’anno dopo il default russo in cui – ricorda il Rapporto Caritas-Migrantes, citando stime della Banca Mondiale - il piccolo Paese toccò il suo record di povertà: 80,9% nei piccoli centri, 76,9% nelle campagne 50,4% nelle grandi città. In quei dodici mesi partirono in 100 mila. Nel 1992 una nuova spinta era già venuta dal conflitto militare con la Russia in Transdnistria, zona ad elevata concentrazione industriale, che aggravò la catastrofe occupazionale.

Oggi sui circa 4,2 milioni di abitanti, un moldavo su quattro è all’estero. La repubblica è entrata inoltre nella top list mondiale dei Paesi con le maggiori rimesse in proporzione alla popolazione: circa un terzo del Pil nazionale (36%, con 1.4 miliardi di dollari nel 2008). Denaro inviato per vie informali, con uno scarso ricorso alle banche. Quelle dall’Italia sono state nello stesso anno 54.5 milioni di euro. Secondo il Rapporto Caritas-Migrantes, “se la famiglia è in Italia un immigrato moldavo invia in media nel Paese d’origine 400-600 euro l’anno; se invece marito e figli sono in Moldova, allora si può arrivare a 10 mila euro l’anno”. La somma media è di 7-8000 euro annui, “usata per mantenere la famiglia, pagare gli studi ai figli, comprare una casa”.

Tra i più sfavoriti dell’Est per il visto Ue

Oltre a povertà, disoccupazione e bassi salari, oggi a sostenere l’emigrazione “sono soprattutto l’instabilità governativa, la corruzione e i diritti umani negati - spiegano gli analisti del Rapporto 2009 - Tuttora i moldavi sono i più sfavoriti nell’accesso ai visti per i Paesi europei”. Basti pensare che dal 2007 (anno dell’ingresso della Romania nella Ue) fino al 28 gennaio 2009 (quando la sede diplomatica italiana a Chişinău ha cominciato a rilasciare i visti), i moldavi andavano a chiedere il visto per Roma all’ambasciata italiana di Bucarest, così come per i visti in Spagna o Slovenia. Per ottenere il visto per Grecia o Cipro invece partivano per l’Ucraina. “Una situazione a dir poco dorata per le organizzazioni criminali”.

Per un tariffario aggiornato basta consultare gli stessi migranti: oggi costa 4.500 euro un visto per l’Italia, rilasciato dalle opache agenzie moldave per l’impiego, che preparano anche i candidati ai colloqui nelle ambasciate (‘sii naturale’, non arrossire’, ‘ripeti la risposta precisa che ti indichiamo’), mentre nel 2004 i mediatori dovevano accontentarsi di 2.500 euro.

La maggior parte de moldavi arriva in Italia con visto turistico, ma è ancora tra le più alte dell’Est la percentuale di vittime di trafficking. Sono 919 quelle assistite in Italia negli ultimi anni, secondo il Rapporto, dato che ne fa la terza comunità più esposta dopo quelle di Nigeria e Romania.

L’arbitrio della burocrazia, veri ostacoli alla vita in Italia

“I nostri emigrati qui hanno soprattutto bisogno di informazioni e di non restare da soli” spiega Tatiana Nogailic, presidente di Assomoldave. “L’informazione per un immigrato è vita. Al punto che per nuovi provvedimenti di legge, oltre che al nostro blog su internet, puntiamo sugli sms. Ne spediamo fino a mille”.

Quali le maggiori difficoltà per i moldavi? “Variano a seconda se si ha o no il permesso di soggiorno. Il primo gruppo conta anche i titolari di cittadinanza rumena, mentre oggi quelli del secondo, con il nuovo “pacchetto sicurezza”, sono equiparati a fuorilegge. Personalmente ho vissuto con terrore l’attesa, prima del rilascio e poi del rinnovo del permesso di soggiorno. La prima volta per due anni, poi per un anno e mezzo. Per tutto il tempo da irregolare, ci è impedito di tornare in patria, e questo ci rende inesistenti”. In genere, prosegue la Nogailic, “l’insicurezza non finisce mai per le leggi innumerevoli e interpretate in mille modi. Basti pensare al certificato di residenza richiesto per ottenere la Carta di soggiorno: a fronte di un'unica legge regionale, ogni Municipio di Roma ha una procedura diversa che va da 2 a 12 certificati”.

Sempre più nascosti, così è fallita l’ultima sanatoria

Che cosa è cambiato con l’ultima sanatoria? “E’ stata un successo parziale, sono arrivate appena metà delle richieste previste – commenta Nogailic - Uno dei motivi dell’insuccesso è dovuto al licenziamento massiccio attuato dai datori di lavoro prima della sanatoria. Per tre ragioni: l’eccessivo costo a carico di chi assume, il suo timore della burocrazia nella fase applicativa nella legge e infine la possibilità di reperire sul mercato lavoratori pendolari a basso costo. Ma il maggior difetto della legge è stato sanare chi aveva un solo datore di lavoro, escludendo così ad esempio ogni colf impiegata in una molteplicità di famiglie. Tutti sappiamo che queste donne continuano a lavorare, con molti disagi in più, in tante case, ma pur superando le 12 ore al giorno complessive e volendo pagare i costi di persona, non ha avuto la possibilità di mettersi in regola. Abbiamo denunciato inutilmente quello che stava accadendo al Prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno”. Ma è stato di recente lo stesso funzionario ad ammettere, presentando i risultati della regolarizzazione, che “c’è ancora molto sommerso e la sanatoria andrebbe ampliata”.


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