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Muta d' accento e di pensiero.


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Questa discussione ha avuto 10 risposte

#1 Rudy

Rudy

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Inviato 19 May 2010 - 08:30:17


Ricordo che chi vuole chiedere informazioni e delucidazioni, anche riguardo ad aspetti della grammatica spicciola, su argomenti ancora non trattati, non ha che da iniziare un nuovo topic ed attendere pazientemente. Qualcuno risponderà. Spero piú d' uno.

Intanto avvio questa discussione sugli accenti, che immagino costituirà un tema costante e particolarmente dibattuto.

L' accento è un' elevazione o intonazione della voce che in una parola distingue una sillaba dalle altre; come se tutte le altre sillabe si radunassero intorno a questa, la piú importante. Il nostro modo di parlare umano ha bisogno di questa intonazione, che conferisce un ritmo al discorso. Lo sa molto bene chi conosce un po' di musica e ce ne rendiamo conto quando sentiamo quelle voci generate elettronicamente, che hanno una parlata priva di accenti e quindi inespressiva ed inquietante, tipicamente da robot.

Nella sillaba accentuata, l' accento cade in realtà su una vocale; perciò è una questione specifica che riguarda le vocali.

Quante sono le vocali in Italiano?
Se ci riferiamo alle vocali scritte sono cinque: ( a, e i, o, u); ma nella pronuncia sono sette. Già qui si inserisce una piccola complicazione. Poi ci sono alcune semivocali; ma è meglio non complicare ulteriormente il discorso.
Come mai sono sette nella pronuncia, se nello scritto sono cinque?
Questo succede perché ci sono due vocali, la "e" e la "o", che si pronunciano in due modi diversi, quello aperto e quello chiuso ( in òcchio le due "o" hanno pronuncia diversa; cosí pure le due "e" di èdera).

Il segno di accento scritto in italiano, oltre ad indicare la vocale accentata nella parola, aiuta anche a distinguere se questa è aperta o chiusa, perché può essere anch' esso di due tipi: grave (ò) o acuto (ó).
Questo ci aiuta qualche volta nella corretta pronuncia; ma non tanto spesso come vorremmo; perché l' accento grafico in realtà viene scritto soltanto se la vocale accentata è anche l' ultima lettera della parola; altrimenti occorre "saperlo".
Nei casi dubbi è utile scrivere l' accento anche se sta all' interno della parola.
Inserirò in seguito un piccolo elenco di possibili casi dubbi.

Occorre anche dire che nelle diverse regioni si hanno modi diversi di pronunciare; in particolare nell' uso delle vocali aperte o chiuse. Questo dà luogo alle diverse parlate.
Esiste un " buon italiano standard", che è essenzialmente quello degli annuciatori televisivi, delle scuole di dizione e recitazione e del cinema. Si contraddistingue per un corretto uso delle vocali ed altre caratteristiche.
In questo buon italiano standard l' uso delle vocali aperte o chiuse segue di fatto quello del toscano. Un diverso uso delle vocali dà luogo ad un particolare "accento", ossia ad una parlata regionale o specifica di un determinato ambiente.
L' accento diverso non è in realtà "sbagliato": soltanto fa capire all' interlocutore da quale àmbito proviente chi parla.
Negli ultimi decenni la parlata lombarda ad esempio, ed in particolare il milanese, ha assunto via via sempre maggiore apprezzamento, dovuto al fatto che Milano è la capitale economica del paese. Quindi si può dire che l' accento milanese è diventato "di moda". Chi ha questa parlata non la nasconde, perché è legata ad una certa idea di modernità, efficienza ed affluenza economica. Mentre invece chi ha ad esempio l' inflessione calabrese, sarda o anche bergamasca tende un po' a nasconderla.
Difficilmente però si riesce a nascondere l' inflessione in una conversazione che si protrae a lungo.

Così abbiamo visto anche perché il termine "accento" indichi tre cose: a. l' intonazione della voce in una parola, b. il segno che indica questa intonazione e c. una particolare parlata, in genere regionale. In realtà i tre significati, come si è visto, sono strettamente legati fra loro.



e se non piangi, di che pianger suoli?

#2 CRISTY

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Inviato 19 May 2010 - 20:35:10


l'accento parlato è una di quelle cose che è difficile capire senza aver mai sentito a voce.
...la O chiusa oppure aperta, e chiusa o e aperta :girl_wacko: ...io non riesco a capire la differenza se prima non sento il suono :(



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#3 Rudy

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Inviato 19 May 2010 - 23:20:13


Visualizza messaggioCRISTY, su 19-May-2010 22:35, dice:

l'accento parlato è una di quelle cose che è difficile capire senza aver mai sentito a voce.
...la O chiusa oppure aperta, e chiusa o e aperta :girl_wacko: ...io non riesco a capire la differenza se prima non sento il suono :(

È chiaro che se qualcuno ti fa notare la differenza a voce, la capisci subito.

Ma qui per iscritto, ora provo a mostrarti la differenza fra "e" aperta ed "e" chiusa, in modo quanto mai atipico.

Consideriamo il numero "Dieci". In questo caso il toscano ed il buon italiano pronunciano la "e" aperta. Se scrivo la pronuncia in russo sarebbe "Дечи".

Il milanese invece, come molte parlate del nord, pronuncia la stessa parola con la "e" chiusa. La pronuncia scritta in russo sarebbe "Диэчи".
Ti dispiace se uso l' alfabeto russo? Scusa ma è utilissimo in questi casi, perché ha una lettera apposita per ogni suono.

Mi viene in mente un caso eclatante. La parola pésca con la "e" chiusa è l' attività di chi prende il pesce, dei pescatori. La stessa parola pèsca con la "e" aperta è il frutto dell' albero, del pèsco.

Riguardo alla "o", per "Ruota", che ha la "o" aperta, potrei scrivere qualcosa come "Руота"; mentre per "Vecchio" con la "o" finale chiusa, provo a scrivere "Веккё".

Chi impara a padroneggiare questo aspetto delle vocali "e" ed "o", inizia a parlare l' italiano come gli Italiani.



e se non piangi, di che pianger suoli?

#4 CRISTY

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Inviato 20 May 2010 - 18:00:58


Rudy un mess per te:

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#5 CRISTY

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Inviato 20 May 2010 - 18:11:58


..mi sono risentita e mi sono accorta di aver fatto tanti errori...il bello che gli riconosco se gli sento, ma quando poi parlo, sbaglio  :girl (18):



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#6 Rudy

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Inviato 20 May 2010 - 20:36:49


Visualizza messaggioCRISTY, su 20-May-2010 20:11, dice:

..mi sono risentita e mi sono accorta di aver fatto tanti errori...il bello che gli riconosco se gli sento, ma quando poi parlo, sbaglio  :girl (18):

Niente paura. Non è poi così importante. Anche gli Italiani fanno molta confusione sulle vocali aperte e chiuse. Anzi certe differenze sono proprio tipiche di intere zone o regioni.
Questa discussione serve solo a far capire che nel parlare c' è un continuo alternarsi di 7 suoni vocalici. Non di 5 come sembrerebbe nello scritto. Ma le varie parlate seguono abitudini e regole diverse in questo campo.

Qualche "errore" rende la tua pronuncia vera e personalizzata. Una pronuncia troppo perfetta non ha anima, risulterebbe troppo impersonale; si usa dire anche "affettata".
Infatti gli attori del cinema e del teatro imparano prima la pronuncia perfetta, faticando molto  per riuscire a perdere la loro inflessione dialettale. Ma poi si inventano qualche piccolo accorgimento per modificare la pronuncia troppo perfetta, per renderla realistica e dare una certa vivacità al proprio personaggio.
Era famoso il grande Vittorio Gassman; il quale sapeva far uso di una pronuncia straordinariamente perfetta, appresa in anni di scuole di dizione e recitazione. Ma poi aggiungeva sempre qualche "tic" ai suoi personaggi: cosí da renderli veri, come le persone che incontri nella vita, che non sono mai perfette.

La tua pronuncia è generalmente buona ed elegante. Nella registrazione si nota una cosa davvero interessante. La congiunzione "perché" ha entrambe le "e" chiuse; ma tu invece pronunci la "e" finale bene aperta. Tu dici "perchè". Questo è tipico della parlata lombarda. Significa che stai prendendo l' accento del posto dove vivi.

Gli esempi che fai sono quasi tutti giusti. Solo in "pesca" non si sente la differenza fra le due versioni. Nella registrazione sembrano entrambe aperte, come il frutto, la pèsca. Ma non ti preoccupare piú di tanto per questo. Si tratta di una sottigliezza che interessa i Toscani e pochi altri. Forse la maggior parte degli Italiani non si rende nemmeno conto di questa differenza. In gran parte d' Italia le due parole si pronunciano entrambe strette; cioè al contrario di come si è sentito qui.

Quanto allo scritto..., se vogliamo tornare all' altro topic... si tratta di fare esercizi e provare tanti esempi.
"il bello che gli riconosco se gli sento"
Qui è corretto "il bello è che li riconosco se li sento".
Prova a chiederti perché è sbagliata la tua versione. La regoletta è: puoi mettere "gli" quando al suo posto potresti scrivere "a lui".
Posso dire "il bello è che riconosco a lui se sento a lui"? Evidentemente no. Quindi non si mette "gli", ma il semplice "li", pronome plurale complemento oggetto, che sta al posto di "loro", gli errori.



e se non piangi, di che pianger suoli?

#7 XCXC

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Inviato 20 May 2010 - 22:52:55


Visualizza messaggioCRISTY, su 20-May-2010 19:11, dice:

..mi sono risentita e mi sono accorta di aver fatto tanti errori...il bello e' che gli riconosco se gli sento, ma quando poi parlo, sbaglio  :girl (18):

bella voce :)

tu pensi che Rudy ed io stiamo a sentire i tuoi errori? :on_the_quiet2:

per me eri perfetta, con una voce cosi' puoi sbagliare quanto ti pare... ;)



.


#8 CRISTY

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Inviato 20 May 2010 - 23:01:06


Visualizza messaggioRudy, su 20-May-2010 21:36, dice:



Quanto allo scritto..., se vogliamo tornare all' altro topic... si tratta di fare esercizi e provare tanti esempi.
"il bello che gli riconosco se gli sento"
Qui è corretto "il bello è che li riconosco se li sento".
Prova a chiederti perché è sbagliata la tua versione. La regoletta è: puoi mettere "gli" quando al suo posto potresti scrivere "a lui".
Posso dire "il bello è che riconosco a lui se sento a lui"? Evidentemente no. Quindi non si mette "gli", ma il semplice "li", pronome plurale complemento oggetto, che sta al posto di "loro", gli errori.
:girl_haha:  ....avevo il dubbio infatti, ma poi ho messo "gli" senza troppi ragionamenti :girl (29):
..ma di questo ne parleremmo meglio dall'altra parte.

Per quanto riguarda i accenti.. ( è giusto i accenti oppure qui dovevo mettere gli accenti? :conf (13): )
....vivendo in Lombardia da ormai 10 anni, è inevitabile non prendere l'accento locale, ma alla fine va bene così...alla perfezione non arriverò mai, perciò mi basta  arrivare a non sbagliare in modo evidente insomma. :girl_sigh:


N.B Mi sono riletta bene le regole di li e gli e mi correggo da sola: Gli accenti e non i accenti. :punish:



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#9 CRISTY

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Inviato 20 May 2010 - 23:16:26


Visualizza messaggioXCXC, su 20-May-2010 23:52, dice:

bella voce :)

tu pensi che Rudy ed io stiamo a sentire i tuoi errori? :on_the_quiet2:

per me eri perfetta, con una voce cosi' puoi sbagliare quanto ti pare... ;)
:girl_haha: ....pensa che a me la mia voce non piace molto.
...ma io sono sempre stata molto autocritica, quindi non so fino a che punto sia obiettiva.

...mi sono accorta che risentire la propria voce, è un buon modo per rendersi conto degli errori che si fanno....almeno, a me è stata utile questa cosa perché mi sono resa conto che pronuncio la "i" un po' come i russi..morbida..non so come spiegarlo :conf (13):
...non so perché molti non si accorgono che io non sia Italiana,...io a sentirmi, mi rendo conto di aver ancora l'accento straniero :(
Prima o poi farò un corso di dizione...mi piacerebbe parlare e scrivere perfettamente...ma chissà quando :girl_sigh:



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#10 Rudy

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Inviato 30 June 2010 - 10:33:00


Ecco un altro argomento su cui ogni tanto occorre fare un po' d' attenzione.
Esistono parole che si scrivono allo stesso modo di altre, ma che differiscono solo per la sillaba dove si pronuncia l' accento.
Il significato è diverso e può essere anche molto diverso.
Se una delle due ha l' accento sull' ultima sillaba, le possiamo distinguere facilmente nello scritto, perché l' accento sull' ultima si scrive sempre. Ad esempio: porto (senza accento) è una stazione marittima per le navi; portò  è il passato remoto del verbo portare. È facile distinguerle perché una ha l' accento scritto, l' altra no.

Ma che succede se entrambi gli accenti stanno su sillabe diverse dall' ultima? In questo caso, se non scriviamo l' accento, si possono creare confusioni.
Ad esempio: se scrivo che dobbiamo rispettare i principi, sono uno che tiene molto alla nobiltà (i príncipi) o alla morale (i princípi) ? Ecco che in alcuni casi diventa utile e raccomandato usare l' accento anche all' interno della frase, per distinguere i due diversi termini senza confusioni.

Nel caso citato, una delle due parole è il plurale di principe, l' altra il plurale di principio. Anticamente questo secondo plurale si poteva scrivere come principii, oppure principî (Sí, lo sapevate che in Italiano esiste anche l' accento circonflesso, come nel Francese, che usa hôtel o hôpital ?). Ma questi usi non sono piú attuali.
Quindi, a meno che non sia ben chiaro da tutto il contesto, dall' argomento che stiamo trattando, che si tratta dell' uno o dell' altro, è buona norma usare gli accenti interni: príncipi o princípi.

Ecco un piccolo elenco di coppie di parole che necessitano di questa attenzione.
Nella prima frase c' è una parola con accento sulla terzultima sillaba, nella seconda l' accento è sulla penultima.

io non àltero  i fatti
di animo altèro

nell' àmbito del giornalismo
un risultato ambíto

l' àncora della nave
non l' abbiamo ancóra visto

àuspici le autorità cittadine
gli auspíci di una lunga pace

sono interventi benèfici
i benefíci della natura

il circúito automobilistico
lo ha circuíto un truffatore

il cómpito di matematica
un ragazzo compíto

cúpido  di gloria
Cupído, figlio di Venere

riscuotere la dècade
decàde fra un anno

che cosa desíderi?
i tuoi desidèri sono ordini

una lotta ímpari
cosí impàri un mestiere

ha intúito, tuo zio
tuo zio ha intuíto qualcosa

gli spiriti malèfici
i malefíci delle streghe

il nèttare dei fiori
nettàre l' insalata

pàgano bene?
un dio pagàno

fu preso dal pànico
il paníco per gli uccelli

prèdico a vuoto
predíco molti guai

i príncipi di Piemonte
i princípi morali

il distacco della rètina
una retína per i capelli

che cosa vuoi che rúbino?
un anello con rubíno

séguito a lavorare
qualcuno mi ha seguíto

la città di Spàlato
hanno spalàto la neve

vengo súbito
ho subíto un' ingiustizia

nessuno víola i tuoi diritti
la viòla di campo

le aquile vólano
il gioco del volàno

Come si vede, casi come questi càpitano (e non capitàno) piú spesso di quanto si creda.
Possono presentarsi anche con parole nuove, che si creano giorno per giorno.

Come curiosità, mi è capitato appunto di vedere all' Ikea un semplice aggeggio per la cucina, uno strumentino con delle lame, che in un solo colpo taglia una mela in spicchi e separa il torsolo: un oggettino che costava un euro o poco piú; insomma un affettaméla. Arrivato a casa, mia figlia, incuriosita, ha messo una mela sul tavolo e mi ha sfidato dicendo: "afféttamela" .



e se non piangi, di che pianger suoli?




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