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Veneto Banca (Eximbank in MD) Il Cda azzera le azioni: valgono tra 10 e 50 cents. Bruciati 5 miliardi dei soci ! Vip, imprenditori e società: la mappa del capitale sparito comune per comune


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#1 XCXC

XCXC

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  • Ambasadiani MIra
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Inviato 31 May 2016 - 21:36:58


Il Cda azzera le azioni: valgono tra 10 e 50 cents. Bruciati 5 miliardi dei soci di Veneto Banca

Vip, imprenditori e società: la mappa del capitale sparito comune per comune

Immagine inviata


ANSA


31/05/2016  


gianluca paolucci, raphaël zanotti

Avevano in mano cinque miliardi di euro e adesso si trovano con poco più di niente. Sono gli 87.502 soci di Veneto Banca. Ieri sera il Cda che ha fissato la forchetta di prezzo in vista della quotazione: tra 10 e 50 centesimi. I soci hanno così visto le proprie azioni pagate fino a 40,75 euro precipitare a un valore di pochi centesimi. Un disastro finanziario molto democratico: ha coinvolto grandi e piccoli imprenditori, giovani pensionati, politici ed enti caritatevoli, piccole imprese artigiane e grandi banche americane. Per l’88% si tratta persone fisiche con un’età media di 60 anni. Il resto sono aziende. Risparmi di una vita di lavoro o patrimoni familiari, poco cambia: quei soldi non ci sono più.  

L’epicentro è ovviamente in Veneto: 2,8 miliardi di ricchezza svanita. Ma guardando la mappa* si può vedere che la ricchezza svanita colpisce tutta Italia. Dai 575 milioni del Piemonte ai poco più di 200mila euro della Valle d’Aosta. Merito di una campagna di acquisizioni che per quasi venti anni, sotto la guida dell’ex padre-padrone Vincenzo Consoli, ha trasformato la piccola popolare di Asolo e Montebelluna nella decima banca italiana. E da ieri, ufficialmente, nell’ennesimo caso di fiducia tradita tra italiani e banche.


Mettendo insieme Veneto Banca con quanto accaduto alla «vicina» Banca Popolare di Vicenza il quadro è ancora più sconvolgente: almeno 210 soci coinvolti e circa 11 miliardi di euro di ricchezza scomparsa. Due casi vicini e non solo geograficamente. Due banche popolari non quotate, che per anni hanno gonfiato a tavolino il valore delle proprie azioni, vendute allo sportello come prodotti «sicuri» e al riparo delle tempeste della finanza globale. Com’è stato possibile tutto questo e a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro prova a spiegarlo il sociologo Daniele Marini. «Erano le ultime banche di territorio, il controllo era rimasto in mani locali malgrado la crescita dimensionale. I veneti si considerano diversi, adesso abbiamo scoperto che questa diversità non c’era». Marini, che insegna all’Università di Padova e nelle sue ricerche si è concentrato proprio sul «modello Nord Est», sottolinea anche un altro aspetto: «Questa volta non si possono addossare le colpe alla politica, ma va messa in discussione la classe dirigente locale in senso lato». E in effetti nei consigli d’amministrazione c’erano industriali e associazioni di categoria, notabili locali e professori.  

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E, molto democraticamente, a rimanerci incastrati sono stati tutti. Renè Caovilla, lo stilista che con le sue scarpe fa sognare le donne di tutto il mondo, ha perso 7,5 milioni. Senza contare quelli dei familiari e i 18 persi con la Popolare di Vicenza. Due storie che continuano a incrociarsi. La Società italiana accumulatori di Avezzano, provincia de L’Aquila, oltre 2 milioni di euro investiti in azioni Veneto Banca, fa parte del gruppo Fiamm, guidato da Stefano Dolcetta che è anche presidente della Popolare di Vicenza. Poi c’è la famiglia Beretta, quella dei salumi. O la Argo finanziaria, cassaforte del gruppo Gavio, un colosso tra autostrade, grandi lavori e logistica. Hanno azioni che al prezzo massimo valevano quasi 25 milioni di euro.  

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Ci sono anche i vip. Come Silvio Berlusconi, 29.700 azioni che valevano oltre 1,1 milioni di euro e adesso non valgono più niente. O Bruno Vespa che ha perso anche lui circa un milione contando anche le azioni dei suoi due figli. Il suo caso è un po’ diverso. Legato all’ex ad Consoli (le rispettive mogli socie in una masseria in Puglia) nel 2013 riesce a vendere la parte più consistente delle sue azioni e incassa otto milioni di euro. Storia nota. All’altro socio della masseria pugliese, il dentista padovano Paolo Rossi Chauvenet, è andata peggio. Tra lui e familiari hanno visto sparire circa 2,5 milioni.  

Accanto a loro, fanno meno rumore ma molti danni le poche migliaia di euro di un piccolo supermercato in provincia di Perugia, i 200 mila euro di un’azienda agricola nell’Alessandrino. O ancora i 12 milioni di una famiglia d’imprenditori di San Nicola La Strada, provincia di Caserta. Ancora Marini: «Le ricadute di questa storia si faranno sentire ancora a lungo non sui grandi, ma su piccoli imprenditori, artigiani, famiglie che avevano investito i risparmi». E si faranno sentire soprattutto in Veneto, dove le due crisi bancarie hanno il proprio epicentro. La provincia di Treviso ha visto sparire 1,6 miliardi di euro. In classifica è seguita da Vicenza con oltre 500 milioni. Il comune più colpito da questo terremoto è invece Montebelluna, dove la banca ha la sua sede: 31 mila abitanti e 334,5 milioni di euro che non ci sono più. Fanno 10.800 euro a testa. Risparmi rasi al suolo e fiducia da ricostruire.  

* Nota metodologica
La mappa è stata creata utilizzando l’elenco degli 87.502 azionisti di Veneto Banca con il numero di azioni di ciascun socio. Per ricavare la ricchezza perduta è stato calcolato il valore massimo raggiunto dalle azioni (40,75 euro) ed è stato sottratto il valore odierno delle azioni (10 centesimi).


#2 XCXC

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  • Ambasadiani MIra
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Inviato 10 June 2016 - 16:47:03


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#3 XCXC

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Inviato 18 June 2016 - 20:42:33


La Consob su Veneto Banca: «Alto rischio default»

Emorragia di liquidità e rapporti interni tesi. Nel nuovo prospetto l’aggravarsi della situazione finanziaria. I sindaci criticano il cda: lavori disordinati e fughe di notizie

di Elena Del Giudice
         Immagine inviata

UDINE. Il direttore generale di Veneto Banca l’aveva detto: quella dell’aumento di capitale è un’operazione «a massimo rischio». Il supplemento al prospetto informativo a cui la Consob ha dato il via libera ieri lo conferma.

E non solo, se non bastasse, per la oggettiva situazione finanziaria e patrimoniale dell’istituto di Montebelluna, ma anche per i rapporti - che potremmo definire difficili - tra cda e collegio sindacale mentre le sottoscrizioni dei soci per ora sono ferme allo 0,3%.

Diritto di recesso
L’integrazione al prospetto relativo all’offerta in opzione e all’ammissione a quotazione sul mercato telematico intanto offre ai soci che lo avessero già fatto, la possibilità di recedere dalla sottoscrizione di nuove azioni.
L’opzione scadrà di fatto lunedì (richiede due giorni lavorativi dalla data di pubblicazione).

Nuovi rischi
Il prospetto è stato aggiornato all’avvertenza 11, dove fa riferimento ai «rimedi di carattere organizzativo e procedurale richiesti dalla Bce per far fronte alle irregolarità e anomalie accertate nell’ambito delle verifiche condotte nel 2015, sono stati implementati da Veneto Banca di recente o sono in corso di implementazione per cui» a oggi non è possibile valutarne l’efficacia.

Sarà la Bce a farlo nel corso di verifiche successive (la prossima entro novembre).
Non si può dunque escludere che queste misure possano rivelarsi non efficaci e quindi “pesare” sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della banca e del Gruppo.
Così come l’istituto non può escludere «che in futuro, in seguito ad accertamenti e verifiche ispettive, non si rendano necessari ulteriori interventi per rispondere alle richieste delle autorità».

Rating
Standard & Poor’s ha già abbassato il rating, da CCC- a D, di un prestito obbligazionario emesso nel 2007, e questo «in conseguenza del mancato pagamento da parte dell’emittente (ovvero Veneto Banca) delle cedole dovute nel mese di dicembre 2015» e questo perché il Cet1 Ratio e il Total Capital Ratio (coefficienti che misurano la solidità delle banche) «risultavano, al momento della cancellazione del coupon, al di sotto dei minimi imposti dall’autorità di vigilanza».
Il prospetto ricorda inoltre che Veneto Banca «registra un elevato livello di credit spread e pertanto il mercato valuta il rischio di credito dell’emittente come significativo».
Il credit spread (indicatore utile a misurare il rischio del credito: tanto più è alto, tanto più l’investimento è rischioso; tanto più è basso, e si avvicina ai valori di investimenti in Bot, ad esempio, tanto meno è rischioso) dell’istituto di Montebelluna, peraltro «continua a crescere anche a giugno».
Secondo il cda l’indicatore potrebbe essere stato influenzato da notizie stampa su incertezze nella governance, sulla possibilità che il Fondo Atlante non intervenga ed anche dalla Brexit.

Liquidità
I deflussi di liquidità sostenuti dalla banca a maggio hanno portato l’indicatore Lcr (Liquidity coverage ratio, che misura la capacità della banca di poter soddisfare il fabbisogno di liquidità nell’arco di tempo di 30 giorni), rilevato il 13 giugno, al 63,42%, inferiore ai limiti regolamentari.

Sindaci e Cda
Corposo il capitolo del prospetto informativo dedicato alle comunicazioni e rilievi del collegio sindacale al consiglio di amministrazione.
Un lungo elenco di osservazioni, e in alcuni casi vere e proprie critiche, che lasciano intravedere l’esistenza di rapporti apparentemente non facili. Il primo rilievo riguarda la nomina di Giovanni Schiavon nel Cda quale vicepresidente, che il consiglio ha respinto.
Poi i sindaci proseguono stigmatizzando la fuga di informazioni dal cda, che il consiglio attribuisce però a soggetti esterni; risposta che non soddisfa il collegio che esorta ad avviare «un’indagine interna» per individuare la o le “talpe” (nel documento non vengono definite così) che hanno reso possibili fughe di notizie.

Contestato anche il «disordine» con cui si svolgono i lavori del cda e anche del comitato esecutivo, reo di essersi riunito troppo poco. Contestate anche le «sollecitate» dimissioni dei componenti dei cda delle società controllate, e una gestione definita «estemporanea». (e.d.g.)


#4 XCXC

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Inviato 02 August 2016 - 15:04:43


Veneto Banca, arrestato l'ex ad
Vincenzo Consoli, 14 indagati
Sequestrati 45 milioni di euro



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MONTEBELLUNA - Nelle prime ore di questa mattina militari della Guardia di Finanza, in forza al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, hanno proceduto all’esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, con la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, per i reati di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle Autorità pubbliche di vigilanza ed aggiotaggio.

Nel medesimo contesto operativo le Fiamme Gialle hanno eseguito un sequestro che il pubblico ministero aveva disposto in via di urgenza di 45,425 milioni di euro e di un immobile il cui valore è stimato in 1,8 milioni di euro, nonché liquidità e titoli. Eseguite perquisizioni domiciliari nei riguardi di 14 indagati.

L’attività di polizia giudiziaria deriva da un’articolata indagine diretta dalla Procura della Repubblica di Roma e delegata al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, grazie alla quale è stata fatta luce su plurime condotte di ostacolo perpetrate in danno di Bankitalia e Consob.

In particolare sono contestate una serie di operazioni (c.d. “baciate”) in virtù delle quali era la stessa banca a finanziare importanti clienti perché gli stessi acquistassero azioni del medesimo istituto di credito. Il significato economico reale di queste operazioni – celate sotto una veste apparentemente lineare – è chiaro: il cliente “finanziato” deteneva titoli di Veneto Banca per conto della Banca.

A volte ciò sarebbe avvenuto anche mediante l’“arruolamento” di compiacenti investitori, disponibili ad intestarsi temporaneamente ingenti quote di obbligazioni subordinate, sollevando la banca dall’onere di detrarne il controvalore dal patrimonio di vigilanza, come invece prescritto dalla Banca d’Italia. Anche in tali casi si trattava, in pratica, di veri e propri “parcheggi” temporanei di titoli che, in realtà, rientravano nella titolarità dell’emittente, Veneto Banca

Tutto questo è stato accompagnato dalla concessione di finanziamenti a soggetti in difficoltà economiche, in stato di decozione o comunque non in grado di restituire le somme ricevute, senza un’adeguata verifica della capacità di rimborso da parte dei richiedenti, all’insegna di un diffuso e sostanziale disinteresse del merito creditizio.

L’effetto era di offrire, all’esterno, l’immagine di una solidità patrimoniale dell’istituto ben maggiore di quella effettiva, idonea ad ingannare la platea dei risparmiatori e gli altri azionisti, rafforzando così – secondo la ricostruzione, in modo fraudolento – l’immagine della banca e la fiducia nel management. Inoltre, secondo gli elementi acquisiti, mediante queste operazioni i vertici di Veneto Banca potevano falsamente rappresentare agli organi di vigilanza (Banca d’Italia e Consob) una consistenza patrimoniale superiore al reale, così da rientrare nei parametri di sicurezza che la legge esige per gli istituti bancari. Infine, la creazione di questa situazione di patrimonio “virtuale” avrebbe consentito di fissare il sovrapprezzo delle azioni su valori assai elevati rispetto allo stato dell’azienda.

Secondo il grave quadro indiziario emerso, tali condotte hanno determinato l’“annacquamento” del patrimonio di vigilanza della banca, che, secondo le regole della Banca d’Italia avrebbe dovuto essere rettificato in modo da evidenziare il suo valore reale, indicando il vero ammontare dei prestiti ancora effettivamente riscuotibili. Invece, nelle segnalazioni periodiche alla Banca d’Italia, Veneto Banca ha continuato ad indicare un valore del patrimonio di vigilanza sovrastimato rispetto a quello effettivo, mascherandone la reale consistenza.

Grazie alle ispezioni di Banca d’Italia e di Consob, che hanno portato alla luce l’effettiva situazione dell’istituto, e alle indagini contestualmente condotte dalla Guardia di Finanza, si è quindi potuta ricostruire l’effettiva situazione patrimoniale di Veneto Banca ed individuare le ipotesi di responsabilità che sono alla base dei provvedimenti oggi eseguiti.


#5 XCXC

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Inviato 14 August 2016 - 22:29:38


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